Aumentano i decessi causati dall’amianto in Toscana

Diminuisce la sorveglianza sanitaria per gli esposti, l’ONA chiede il potenziamento dell’unità operativa di Medicina del Lavoro di Siena diretta dal prof. Sartorelli

È emergenza in Toscana, fino al 2018 si registrano 6500 decessi a causa dell’amianto:

  • 1900 casi di mesotelioma
  • 3500 decessi per tumore al polmone
  • 1100 decessi per malattie asbesto correlate

Più volte è stata segnalata dall’ONA la necessità di un potenziamento dell’Unità operativa di Medicina del Lavoro dell’università di Siena, afferma l’avv. Ezio Bonanni presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Nel recente incontro dell’11 Marzo, è stata esaminata la situazione della struttura di Medicina del Lavoro di Siena con il presidente della III Commissione del Consiglio regionale toscano, Stefano Scaramelli e il rappresentante dell’associazione ONA Claudio Ulivelli.

Ulivelli ha evidenziato un progressivo impoverimento del reparto sanitario di Medicina del Lavoro dell’Università di Siena, diretto dal prof. Pietro Sartorelli, oggi composto da solo due persone oltre il professore, un dirigente medico e un tecnico.
A livello nazionale, l’U.O. di medicina del lavoro diretta dal professore, ha assicurato elevanti standard di assistenza, in termini di prevenzione primaria, secondaria, (diagnosi precoce e terapie tempestive presso il policlinico Le Scotte di Siena) e nella segnalazione e avvio alle procedure di riconoscimento della loro origine professionale presso le sedi Inail competenti.
Molti lavoratori, ex dipendenti Enel, tra cui Claudio Ulivelli, rappresentante dell’ONA in Toscana, hanno deciso di sottoporsi a controlli periodici presso l’unità operativa del prof. Sartorelli, essendo stati esposti a fibre di amianto nella zona geotermica di Larderello.

Di recente, due ex lavoratori esposti, ai quali  il prof Sartorelli aveva diagnosticato tempestivamente un tumore al polmone, sono state operati e, dopo la degenza in ospedale, sono tornati a casa senza la necessità di effettuare la chemioterapia.

Come dichiara Ulivelli : “La struttura di Medicina del Lavoro dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese da quasi 50 anni si occupa della diagnosi, del riconoscimento delle malattie professionali e della salute dei lavoratori.
Gli accertamenti diagnostici effettuati sono specifici e in alcuni casi disponibili in poche altre strutture a livello nazionale. Esempi sono il test di provocazione bronchiale specifica in cabina per la diagnosi dell’asma professionale e l’esame mineralogico in microscopia elettronica del liquido di lavaggio broncoalveolare per la determinazione della concentrazione polmonare delle fibre di asbesto. Oltre ad esami come la TAC ad alta definizione.

Il percorso di assistenza prevede il confronto tra il medico del lavoro e gli specialisti delle varie branche allo scopo di giungere alla definizione del quadro clinico e, in seguito, valutare il rapporto tra lavoro e patologia. Questo, sulla base delle informazioni disponibili riguardanti le esposizioni lavorative del paziente.
Al termine del percorso assistenziale, che per le patologie professionali prevede l’applicazione di protocolli diagnostici e dopo aver effettuato eventuali obblighi medico-legali, il lavoratore viene affidato alle cure del medico legale o, nei casi più gravi, degli specialisti che lo hanno seguito”.

Il prof Pietro Sartorelli, figlio di uno dei padri della Medicina del Lavoro Italiana, è tra le personalità più eminenti del modo scientifico italiano e internazionale, specialista in medicina del Lavoro e Igiene industriale.
Dal 2012 al 2015 è responsabile dell’Unità operativa dell’Università di Siena e del progetto di ricerca ministeriale CMM “Assistenza alle persone esposte ad amianto attraverso la creazione di sportelli informativi e la sorveglianza epidemiologica”.
Da più di 35 anni è medico competente e consulente presso numerose aziende di diversi settori lavorativi, tra le quali anche l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese.

Anche se l’opera di prevenzione avvenuta nei luoghi di lavoro ha ridotto notevolmente il numero dei casi delle malattie professionali più conosciute e frequenti nel passato, oggi si assiste allo sviluppo di nuove patologie professionali.
Queste, pur essendo correlate al lavoro, hanno una minore specificità clinica e sono più difficili da distinguere. Per questa motivazione spesso non viene riconosciuta dagli specialisti delle singole branche l’origine occupazionale di queste malattie.

Presso il policlinico Le scotte di Siena, circa 15 anni fa, oltre all’ambulatorio del prof. Sartorelli, fu costituita una seconda unità operativa, l’UOSA, diretta dal prof. Battista che si occupava di medicina del lavoro, preventiva e di sorveglianza.

“Quando il prof Battista, nel 2018 è stato collocato in pensione, il reparto è stato assegnato a un altro medico e, non avendo la preparazione specifica del prof Battista ed essendo un concorso per titoli avrebbero dovuto allargare il reparto del prof Sartorelli.

“Non avranno per caso effettuato questa ristrutturazione con lo scopo di far chiudere il reparto del prof Sartorelli ormai prossimo alla pensione?
Questo è il mio timore. Perdere un reparto di eccellenza, riconosciuto nel progetto ministeriale, con a capo un professore universitario.
Per me, rappresentante dell’ONA e dei lavoratori esposti ad amianto è inconcepibile che possano pensare di chiudere anziché rafforzare la struttura che rischia di scomparire con il pensionamento del professore e dei due collaboratori”.

L’attività di prevenzione, diagnosi, terapia e cura delle patologie asbesto-correlate è stata svolta esclusivamente dalla UOSA diretta dal prof. Pietro Sartorelli.
Questa, avrebbe potuto conseguire risultati più significativi, se le dotazioni in termini di risorse umane, tecniche e strumentali fossero state adeguate sia al ruolo, sia alle funzioni da eseguire.
Questo era l’unico centro in Italia presso il quale si è svolta con costanza ed efficienza la sorveglianza sanitaria e la diagnosi precoce delle patologie asbesto correlate e di applicazione delle linee di indirizzo della sorveglianza sanitaria in Toscana.  Le quali, in accordo con i criteri di Helsinki 2014 prevedono l’accesso gratuito agli accertamenti ai lavoratori fino a 79 anni e con meno di 30 anni dalla cessazione all’esposizione.

Ulivelli “Se avessero assemblato i due reparti dopo il pensionamento del prof Battista, avrebbero fatto un salto di qualità, avendo a disposizione più posti letto, più autonomia e investimenti per le persone esposte.
Un reparto di eccellenza come quello del professore non avrebbe avuto una situazione così precaria.

Infatti, due anni fa, fu proprio il vicepremier Luigi di Maio a chiedere al ministero della Salute e a quello del Lavoro di assicurare un potenziamento di tutte le strutture di medicina del lavoro e, in particolare, quella di Siena.

— Al ministro della Salute, al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali. — Per sapere – premesso che: vi sono tutt’oggi, in Italia, circa 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, con persistenza di aerodispersione di polveri e fibre sia negli ambienti lavorativi che in quelli di vita; l’amianto, come noto, ha effetti neoplastici e fibrotici (asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici) oltre a complicazioni cardiocircolatorie e cardiovascolari; non sussiste una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla e qualsiasi esposizione ad amianto è dannosa per la salute umana e queste patologie hanno tempi di latenza che possono arrivare anche a 50 anni.
Se l’unico strumento per debellare le patologie asbesto correlate è evitare l’esposizione ad amianto, principalmente attraverso le bonifiche che però vanno molto a rilento, è di fondamentale importanza la sorveglianza sanitaria, tale da permettere la diagnosi precoce e quindi un intervento tempestivo dei sanitari; se per il mesotelioma anche un intervento tempestivo è difficilmente risolutivo, comunque permette un maggior periodo di sopravvivenza e a condizioni più dignitose, ma di più, per le altre patologie, invece, è risolutivo, perché per esempio per il tumore polmonare permette l’estirpazione della neoplasia prima dell’invasione metastatica, così per tutte le altre neoplasie e ancor di più per quanto riguarda l’asbestosi e le altre patologie non neoplastiche; l’obbligo di sorveglianza sanitaria deriva dalla stessa normativa comunitaria (direttiva 477/83/CEE, e in ultimo 148/2009/CE). In Italia soltanto poche regioni (Toscana, Veneto, Piemonte, Sardegna, Campania e Umbria) hanno affrontato questo problema; l’Osservatorio nazionale amianto (Ona) segnala all’interrogante che soltanto la regione Toscana, la regione Veneto e la regione Piemonte hanno messo in campo strumenti efficaci di sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti, ed ex esposti, a polveri e fibre di amianto; uno dei pochi centri in Italia dove viene abitualmente svolta questa attività di diagnosi precoce e/o certificazione delle patologie asbesto correlate di natura professionale è l’unità operativa di medicina del lavoro dell’università di Siena, di cui è direttore il professor Pietro Sartorelli, il quale ha contribuito a elaborare le linee di indirizzo della sorveglianza sanitaria in Toscana..

Ora ci si chiede come perché così tante persone siano decedute o si siano ammalate di patologie asbesto correlate in Toscana.
I lavoratori e cittadini di questa regione sono tra i più colpiti a causa dell’utilizzo di amianto nelle centrali elettriche dell’Enel, nelle ferrovie dello Stato, nelle aziende chimiche, nei cantieri navali ed in molti Reparti delle Forze Armate.

Infatti, il VI Rapporto Renam, per il periodo dal 1993 al 2015, ha registrato 1.594 casi di mesotelioma, tumore strettamente collegato alle fibre di amianto.
Si calcolano almeno 6mila decessi, tenendo conto che il cancro del polmone da amianto ne provoca il doppio rispetto al mesotelioma e, inoltre, da non dimenticare le altre patologie asbesto correlate.
Secondo un censimento fatto da Legambiente, sono 161 i siti industriali in Toscana con strutture di amianto. 806 edifici pubblici,119 siti contaminati e discariche stracolme di rifiuti che contengono amianto. Solo 2mila casi di malattie causate dall’amianto al porto di Livorno (l’area livornese è tra le più colpite).

Perché ha deciso di occuparsi di tutela delle vittime esposte ad amianto?

«Mi occupo di amianto perché sono stato tra i primi in Italia, nel ‘95 a mettere in atto insieme alla ASL 5 di Volterra le bonifiche di impianti Enel contenenti amianto e il nostro protocollo è stato esteso come esempio di bonifica nel rispetto del decreto ministeriale 06-09-1994» risponde Claudio Ulivelli.

Ci auguriamo che venga eseguito il prima possibile un rafforzamento di tutte le strutture di Medicina del Lavoro in tutta l’Italia, in particolare quella di Siena,al fine di assicurare ai lavoratori esposti alla fibra killer un’adeguata cura e prevenzione.
Sono troppe le persone che, inconsapevolmente, hanno inalato fibre di amianto e la consapevolezza è il primo passo per la salute dei cittadini che, in ogni caso, dovrebbe essere prioritaria.

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