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venerdì, Agosto 12, 2022

Cremona, morto per amianto: 300mila euro per le figlie

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Il Comune di Cremona dovrà risarcire le figlie di un operaio della Centrale del latte morto a causa dell’esposizione all’amianto. Lo ha deciso, in via definitiva, la Corte di Cassazione, con sentenza 13512 del 29 aprile scorso.

Erano state le figlie di Ottorino Cervi ad intraprendere la lunga battaglia legale. Sono state assistite dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, dopo che il padre si era ammalato di mesotelioma pleurico. L’uomo – che aveva lavorato alla Centrale di Cremona dal 1947 al 1981 – è poi, purtroppo, morto, il 29 maggio 2004.

A ciascuna andranno 165.000 euro, così come stabilito il 4 marzo del 2019 dal giudice di Brescia Daniela Fedele, della seconda sezione civile della Corte d’Appello. La Cassazione ha riconosciuto il nesso causale tra l’esposizione all’amianto alla malattia che ha poi portato al decesso.

L’amianto presente nelle guarnizione delle caldaie

Cervi infatti, almeno due volte l’anno, era incaricato di sostituire la guarnizione delle caldaie (che contenevano asbesto). Secondo i “giudici ermellini” l’esposizione si protrasse per 10 anni e fu, “sì intermittente, ma di lunga durata e non meramente ‘occasionale e di breve durata’ come ritenuto dal primo giudice”.

La Corte di Cassazione ha anche concluso che “pur in assenza di dati certi sull’insorgenza della patologia, una riduzione all’esposizione ad amianto avrebbe evitato l’insorgere della stessa o ne avrebbe ritardato l’insorgenza”.

La difesa del Comune di Cremona

Il Comune di Cremona ha tentato di opporsi, ma senza successo. Nel ricorso, tra i vari motivi a supporto della sua innocenza, ha spiegato che l’amianto fu vietato in Italia soltanto con la Legge 257/1992. E che quindi, prima di quella data “non era possibile formulare alcun giudizio di responsabilità”.

In realtà, come spiegato dall’avvocato Bonanni anche nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022”, già dagli inizi del ’900 era nota la pericolosità di questi minerali con caratteristiche importanti ed economici. Negli anni ’40 ben due studi scientifici lo dimostrarono e poi ancora negli anni ’60 non vi furono più dubbi. Le aziende però non smisero di utilizzarlo e le esposizioni provocarono mesotelioma, asbestosi. Come pure tumore al polmone e tante altre patologie asbesto correlate.

Nonostante l’amianto sia stato messo al bando soltanto nel 1992 i datori di lavoro hanno sempre il dovere di garantire la salute dei propri dipendenti, anche utilizzando dispositivi di protezione ed evitando situazioni di rischio. La sicurezza sul lavoro è una delle missioni dell’Ona, per cui si batte da sempre il suo presidente che continua ad insistere senza sosta sull’importanza della prevenzione primaria e delle bonifiche. I morti da amianto, infatti, continuano ad aumentare, come si può desumere anche dai dati del VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

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