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sabato, Giugno 15, 2024

Caso Gianni, quando le vittime di mafia divengono colpevoli

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di Marco Chiavistrelli – Tre rapinatori assaltano una gioielleria di Nicolosi, un paesino alle pendici dell’Etna, in Sicilia. Con una violenza inaudita bloccano la moglie e un cliente del gioielliere Guido Gianni. Questi, preso dalla paura di perdere la compagna di una vita, svenuta per un colpo fortissimo di uno dei malviventi, e dal caos di quei momenti concitati, spara uccidendo due dei banditi e ferendo il terzo.

Rapina in gioielleria, Gianni condannato per duplice omicidio

Per 8 anni lui e la moglie cercano di tornare alla normalità dopo lo choc. Soltanto dopo tutto questo tempo parte il processo. L’uomo viene condannato per l’omicidio volontario dei due rapinatori a 13 anni di reclusione, ridotti in Appello a 12 e 7 mesi. La Cassazione rende la condanna definitiva. Secondo i periti il gioielliere avrebbe sparato quando ormai i malviventi erano di spalle.

Chiesta la Grazia al Presidente Mattarella

La moglie, però, racconta una storia diversa e chi ha sempre conosciuto l’orafo come una persona gentile e pacifica è pronto a lottare per lui. In tanti lo supportano, anche ora che è in carcere. La richiesta della Grazia al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lanciata anche su change.org, ha raccolto già 81.390 firme.

La Lega che da sempre portato avanti la battaglia per la legittima difesa ha già mostrato la sua vicinanza. Lo stesso Matteo Salvini ha incontrato Guido Gianni in carcere. Ma il gioielliere è affiancato da persone di diversi schieramenti. Non è una battaglia ideologica, ma la richiesta di giustizia per un uomo, in una vicenda che ha anche lati non proprio chiari. Ripercorriamoli tutti.

Caso Gianni, la rapina il 18 febbraio 2008

La scena si svolge a Nicolosi, presso Catania alle pendici dell’Etna. Un piccolo negozio di oreficeria artigianale. Il proprietario come tutti i negozianti della zona, ha già ricevuto 4 rapine e ha comprato una pistola con cui spara in aria quando queste avvengono. Ma stavolta il film è diverso, di una violenza inusitata. Entrano in 3 uno solo a volto scoperto. Prendono la moglie che è con un cliente mentre il marito è dietro nella zona blindata. Gridano: “Ti ammazziamo!”, afferrano la signora per i capelli strappandole ciocche intere e iniziano a picchiarla selvaggiamente.

Quello che pare il capo e che si scoprirà essere il figlio di un capo mafia dei Santapaola, le preme con violenza la pistola sul cuore, con tale furia che la signora dopo 15 anni ne porta il segno osceno. Il signor Gianni esce dalla zona protetta terrorizzato per la moglie, mentre un cliente viene brutalizzato in ginocchio con le mani in testa rivolto al muro. Esplode due colpi in aria.

Gianni temendo per la moglie e per la sua vita spara

Niente reazioni anzi due banditi gli balzano addosso, uno armato. Lo pestano con violenza, lividi ovunque, naso rotto. Il negozio è minuto la colluttazione è spaventosa, Gianni sente il braccio bloccato cosa che gli fa partire una serie di colpi in automatico che uccidono un bandito e feriscono l’altro, colpi nel caos davanti dietro di parte. Il primo criminale alza la pistola pesante e colpisce violentemente la signora alla testa che rantolando perde conoscenza. Per Gianni è morta, sa che basta un violento colpo a una tempia con un oggetto di ferro per uccidere, poi inferto da mano maschile con ferocia. Il bandito alza l’arma verso Gianni che d’istinto spara e lo uccide. Il malvivente prima di spirare dirà ai carabinieri: “Se non mi si inceppava l’arma lo uccidevo io” salvando così l’orgoglio.

I membri del commando appartenevano a un clan mafioso

Gianni che non è mai uscito si catapulta sulla moglie che crede non respirare. Occorre capire il livello di violenza che è stata perpetrata verso una persona cara e il pertugio dove tutto è avvenuto, Gianni stesso picchiato ne poteva uscire, contro 2, col collo rotto! Si saprà anni dopo che il commando era del clan mafioso dei Santapaola, ideato per fare rapine in serie, compresa quella a Gianni e che viene sgominato durante l’Operazione Squalo. Questo spiega che un attimo dopo gli altri complici in attesa fuori siano già dentro (il commando agiva in 6). Secondo una diversa ricostruzione avrebbero fatto sparire un’arma mentre stranamente ne sarebbe comparsa una senza bollino rosso… decine di persone entrano.

La gioielleria fallisce, le persone hanno paura

Siamo nel 2008 e per ben 8 anni le prime indagini non portano a nulla! Gianni non si aspetta nulla, sembrerebbe già tanto la legittima difesa, tanto è il livello iniziale di violenza e aggressività subite da persone in trance criminale. Intanto nel 2013 si scopre la valenza mafiosa della rapina, cosa che si ritorce contro Gianni che vede dileguarsi i clienti per il terrore della mafia.

Caso Gianni, il processo parte dopo 8 anni dai fatti

E viene fuori che il boss dei Santapaola, padre del malvivente ucciso, è divenuto un collaboratore di giustizia. A questo punto dopo 8 anni, come in un pessimo telefilm, improvvisamente viene ordito un processo contro Gianni. Passano ancora anni, la famiglia è rovinata, lo Stato si accanisce. Il giudice crede al perito ufficiale che parla di colpi anche alle spalle e non alla versione della famiglia e del suo perito che correlano tutto al caos della lotta con persone avvolte tra sé, ora davanti ora per parte ora di spalle.

Il verdetto è di duplice omicidio volontario con 13 anni di prigione. La moglie in questa storia si è ammalata, Gianni deve risarcire il boss mafioso e anche il ferito, ha 62 anni e inizia a scontare una pena che pare spropositata e ingiusta. La mafia rapina, aggredisce, minaccia, percuote con violenza, rompe nasi, strappa capelli, mette pistole sul cuore, grida mille volte ti ammazziamo e una brava persona conosciuta per il suo carattere pacifico e umano non può reagire? Non può lottare per sua moglie malmenata?

La versione della famiglia, ribadita dal terzo bandito ferito, dice che Gianni non è mai uscito dal negozio, né ha rincorso i banditi sparando alle spalle, ma che il tutto si è svolto nello spazio minimo della gioielleria in una colluttazione selvaggia. Due omicidi volontari come quelli della mafia, il mondo si è rivoltato, i fiumi scorrono a rovescio, la pioggia risale verso il cielo, le vittime divengono colpevoli.

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