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giovedì, Maggio 23, 2024

Il buco dell’ozono si chiuderà, ma il rischio non è finito

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Il buco dell’ozono si chiuderà a breve. Una notizia più che positiva per la salute del pianeta Terra e dei suoi abitanti che è arrivata dopo un accordo mondiale a cui tutti i Paesi del mondo si sono adeguati. Il protocollo di Montreal risale al 1989 e ha permesso di eliminare dall’atmosfera i clorofluorocarburi (CFC), che venivano usati come refrigeranti e solventi.

Questo trattato è un importante precedente, come sostiene l’ex segretario generale dell’Organizzazione Metereologica Mondiale, Petteri Taalas. Il professore spera in una risposta globale anche per contrastare il cambiamento climatico, riducendo i gas serra.

Buco dell’ozono, gravissima minaccia per il pianeta

Il buco dell’ozono è stato, per chi ha 40 anni, poco più o poco meno, una gravissima minaccia ambientale. La terra rischiava di perdere questo filtro naturale nella stratosfera e di dover fare conti con i raggi ultravioletti del sole che sono davvero pericolosi.

Invece l’Onu ha reso noto che lo strato di ozono sta tornando a quello che era in passato e che il buco dell’ozono si chiuderà sull’Artico nel 2045 e nel 2066 sull’Antartide.

Nuove tecnologie potrebbero ridurre lo strato di ozono

Qualcosa però minaccia ancora questa importantissima protezione. Secondo alcuni scienziati, infatti, una riduzione dello strato di ozono potrebbe essere determinata da alcune nuove tecnologie utilizzate nelle missioni spaziali e aeree.

I satelliti potrebbero essere un problema

Uno dei pericoli è rappresentato dai satelliti. Ora in orbita ce ne sono 6mila, ma dovrebbero aumentare fino ad arrivare a 58mila nel 2030 secondo una stima del Government Accountability Office degli Usa.

Questi contengono sostanze tossiche come i metalli che vengono rilasciate nella mesosfera e nella stratosfera quando sono in disuso. In particolare preoccupano gli ossidi di alluminio rilasciati dalla sua combustione.

Buco dell’ozono, rischio razzi spaziali

Anche i razzi spaziali contribuiscono a ridurre lo strato di ozono. I nuovi sistemi di propulsione per razzi in fase di studio, che utilizzano carburanti più ecologici, come l’idrogeno e il metano, potrebbero rappresentare una soluzione. Non si conoscono, però, gli effetti di questi nuovi motori con gli strati superiori dell’atmosfera terrestre.

Gli aerei supersonici

L’ultimo pericolo per lo strato di ozono sono gli aerei supersonici. Volano a più di 18,3 chilometri dalla superficie terrestre e rilasciano sostanze inquinanti nella bassa stratosfera, proprio dove si trova lo strato protettivo di ozono. Se l’aviazione supersonica dovesse entrare nel circuito generale, dicono gli esperti, le sue emissioni potrebbero ridurre la colonna di ozono totale fino al 10%.

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