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martedì, Agosto 9, 2022

Broni, mille coperture in amianto: il 40% a rischio

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Ci sono ancora a Broni (Pavia), ancora mille coperture in amianto. Oltre il 40% di queste sono a rischio. Questi i dati emersi in consiglio comunale dopo il censimento. Le onduline sono state rimosse, invece, da 167 edifici.

Nel 2016 erano state censite grazie ai droni 1057 coperture in asbesto. Finora ne sono state verificate 451. 167 risultano sono già state bonificate. 12 si trovano su immobili con pratiche edilizie in essere. Altre saranno prossimamente oggetto di intervento. Il Comune per queste ultime ha emesso un bando da 300.000 euro.

La storia del Comune di Broni e della Fibronit

Broni ha una storia triste legata purtroppo al terribile amianto. Una storia fatta di vertici della Fibronit – in cui si producevano materiali per l’edilizia come tettoie, tubi o giunti – non hanno mai spiegato ai dipendenti il rischio. Fatta degli stessi lavoratori che, quando hanno preso coscienza del pericolo, hanno evitato di fare pressioni per la chiusura del sito. Preoccupati per il posto di lavoro e per le ripercussioni sul valore degli immobili e sul turismo. Broni è infatti conosciuto come la città del vino.

Un articolo che narra molto bene la vicenda vissuta da un’intera popolazione è “Morire d’amianto: la ‘strage’ silenziosa di un paesino della provincia pavese”, di Vice.com.

L’amianto era ovunque, la polvere ricopriva i tetti delle case, i balconi, e non si ammalavano soltanto i dipendenti della Fibronit. Come in altre zone d’Italia il mesotelioma e le altre patologie asbesto correlate colpivano le mogli e i figli degli operai, che entravano a contatto con le tute che venivano lavate in casa. E semplici residenti che con l’azienda non avevano mai avuto a che fare.

Broni, la città con il numero maggiore di morti da tumore

Le diagnosi che fanno tremare i polsi e le gambe continuavano a piovere come l’asbesto dal cielo. Tanto che Broni è noto per essere la città con il numero maggiore di morti da tumore per metro quadro. Dal 1994 ad oggi, infatti, sono morte circa 700 persone.

Ha anche il triste primato del posto con il più alto tasso di incidenza di mesotelioma in Italia (pari a 82 casi ogni 100mila abitanti). Addirittura di poco superiore a quello di Casale Monferrato, dove aveva sede l’Eternit.

Anche quando negli anni ’80 molte aziende limitavano l’uso del minerale tanto contestato, o addirittura chiudevano, la Fibronit ha continuato a lavorare. Aumentando la produzione perché prendeva le commesse che gli altri non accettavano più.

Soltanto la Legge 257/1992 ha messo al bando l’asbesto in tutta la Penisola e ha chiuso definitivamente l’azienda di Broni.

Ed è stata una vera strage come dimostrano i numeri. Ora moltissimi edifici (ma come in molte zone d’Italia), sono ancora coperti dalle onduline. Questo anche perché le produzioni che venivano male erano vendute a prezzi stracciati all’interno del Comune.

L’impegno dell’amministrazione comunale

Adesso l’impegno dell’amministrazione comunale è quello di procedere con le bonifiche. Ma anche di valutare lo stanziamento di una somma da destinare ai privati. Il sindaco Antonio Riviezzi nel consiglio comunale di venerdì scorso ha sottolineato come il lavoro da fare sia ancora tanto. Però Broni è uno dei pochi Comuni in Italia ad aver eseguito una mappatura completa dell’amianto sul territorio. La bonifica dell’azienda è terminata nel 2021.

L’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, hanno sempre battuto su questo punto: la mappatura dei siti contaminati e le bonifiche sono fondamentali. Per questo l’Ona ha realizzato anche una App apposita per la segnalazione dei siti in cui c’è ancora presenza di materiali in amianto.

L’amianto è una piaga in tutta Italia, non ci sono mappature aggiornate o complete, e tanti sono gli operai che hanno pagato con la vita il suo utilizzo. Il fenomeno è ben spiegato nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Ezio Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. Qui si possono trovare i dati aggiornati delle vittime dell’asbesto, quasi 7mila ogni anno. L’Inail infatti, nel suo VII rapporto ReNaM, conta soltanto i casi di mesotelioma, causato soltanto da questo minerale.

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