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domenica, Giugno 16, 2024

Asbestosi in alto mare. Il TAR Lazio condanna il ministero della Difesa a risarcire un sottufficiale 

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DI AMIANTO IN MARINA MILITARE NE ERANO ZEPPE LE UNITÀ NAVALI DI VECCHIA GENERAZIONE. SALVATORE, UN LUOGOTENENTE, SI È AMMALATO DI ASBESTOSI POLMONARE A CAUSA DELL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO DURANTE IL SERVIZIO. ASSISTITO DALL’AVV. EZIO BONANNI E DALL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO, HA OTTENUTO IL RICONOSCIMENTO DELLA CAUSA DI SERVIZIO ED È STATO EQUIPARATO ALLE VITTIME DEL DOVERE. IL DANNO BIOLOGICO È PARI AL 17%. PER QUESTI MOTIVI, HA OTTENUTO IL RICONOSCIMENTO E LA LIQUIDAZIONE DELLA SPECIALE ELARGIZIONE PER CIRCA 50MILA EURO. DOPO L’ISTRUTTORIA E L’ACCERTAMENTO MEDICO LEGALE, A FRONTE DELLE SPECIFICHE RESPONSABILITÀ, IL TAR HA LIQUIDATO UN ULTERIORE IMPORTO DI 50MILA EURO

La battaglia di Salvatore contro l’asbestosi: una storia di esposizione e ingiustizia

Salvatore, 63enne originario di Palermo, ha prestato servizio nella Marina Militare dal 1978 al 2014, come capo radiotelegrafista di bordo. Durante questo periodo, ha svolto le sue attività a terra, negli arsenali e a bordo per 17 anni e 11 mesi, di cui circa 12 anni nei sommergibili della classe “Toti”.

Durante questo periodo, Salvatore ha subito una massiccia esposizione all’amianto, utilizzato come materiale coibente e isolante. Nonostante fosse ben nota da tempo la lesività dell’amianto, Salvatore non fu mai informato dalla Marina Militare, né dotato di strumenti di protezione individuale.

Nel 2005, seguendo le indicazioni del ministero della Difesa, Salvatore aveva presentato una domanda all’INAIL di Siracusa per il riconoscimento dell’esposizione all’asbesto, al fine di ottenere i benefici previdenziali previsti dalla legge. Nel 2013, però, l’INAIL aveva riconosciuto l’esposizione solo per un periodo inferiore ai dieci anni, dal 1986 al 1995, ignorando il periodo più lungo dichiarato dallo stesso dicastero.

La richiesta del riesame

Questo riconoscimento parziale ha avuto conseguenze significative: il militare non ha potuto accedere ai benefici previdenziali completi previsti dal comma 8 dell’art. 13 della legge n. 257/1992, subendo un ritardo nel raggiungimento dei requisiti pensionistici e ricevendo una prestazione pensionistica ridotta. Per tali motivi, aveva chiesto il riesame della sua istanza all’INAIL di Siracusa, senza tuttavia ricevere alcuna risposta.

Nel 2014, Salvatore ha ottenuto il congedo per infermità. Sia il ministero della Difesa sia INAIL avevano attestato l’esposizione all’amianto. Di conseguenza, il 16 ottobre 2019, è seguita l’iscrizione del ricorrente nel registro dei lavoratori esposti all’amianto da parte della Regione Siciliana.

Nel 2020 è arrivata la diagnosi di asbestosi polmonare, riconosciuta come “dipendente da causa di servizio”. Nel 2021, Salvatore è stato equiparato alle “Vittime del dovere” e la Regione Sicilia lo ha ufficialmente inserito nel registro dei lavoratori esposti all’amianto, confermando così la sua esposizione.

Asbestosi e mancato riconoscimento dei diritti: Salvatore si rivolge all’ONA

Nonostante questi traguardi, Salvatore ha continuato la sua lotta per ottenere il riconoscimento completo dei suoi diritti, inclusa la determinazione del grado di invalidità e la ricerca di un adeguato risarcimento per i danni subiti, non solo per l’asbestosi polmonare ma anche per i disturbi psicologici manifestati e per il timore di ricevere una diagnosi di patologia di esito mortale. Si è quindi rivolto all’ONA. Grazie all’azione legale portata avanti dall’avv. Ezio Bonanni, con il verdetto del TAR, finalmente il militare ha ottenuto giustizia.

Il TAR Lazio ha riconosciuto a Salvatore un risarcimento di circa 50mila euro per danni biologici, patrimoniali e non patrimoniali, oltre alla rivalutazione e agli interessi. Questa sentenza rappresenta una conquista significativa nella battaglia dell’Osservatorio Nazionale Amianto per la tutela dei militari e dei civili esposti all’amianto e altri cancerogeni.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha istituito il servizio di assistenza medica e legale di tutti coloro che hanno subito esposizione ad amianto e altri veleni. Si può contattare l’associazione al numero verde 800 034 294, oppure scrivere attraverso il sito istituzionale

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