Storia dell’asbesto: parte II

Asbesto asbesto

Continuiamo il nostro viaggio nella storia dell’amianto, conosciuto anche come asbesto, parlando del lungo iter legislativo. Come detto, già dalla fine dell’800 si era compresa la pericolosità delle sue fibre, eppure per tanti anni si lasciò un grave vuoto normativo fino al 1943, quando venne approvata una norma con la quale l’asbestosi, oltre alla silicosi, fu finalmente riconosciuta come malattia professionale.

Ciò fu possibile solo grazie ai numerosi esiti contrari ai datori di lavoro nei vari procedimenti giudiziari intentati dai lavoratori in tema di responsabilità civile. Un provvedimento che non coinvolge la prevenzione

Il provvedimento assicurativo fu utile ai lavoratori, ma ancor di più ai datori di lavoro, peccato che non contemplasse alcun tipo di prevenzione della patologia da amianto nei luoghi di lavoro.

L’ascesa dell’amianto

Nel dopoguerra, le opere di ricostruzione e lo sviluppo economico conseguente alla fine delle ostilità, ebbero sempre più bisogno di amianto ed in effetti l’utilizzo di tale materiale registrò un forte impennata fino agli anni Settanta.

Dopodiché le dosi di asbesto respirate dai lavoratori iniziarono a diminuire. Al loro posto aumentarono altre malattie professionali “cronicizzanti” di più lieve entità: da silice cristallina, metalli, solventi organici, che destarono meno scandalo, anche perché queste malattie venivano indennizzate secondo precisi criteri assicurativi.

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Il premio assicurativo

Nelle aziende che utilizzavano amianto come prodotto “ausiliario”, le protezioni dei lavoratori erano molto più basse rispetto a quelle che lo utilizzavano come materia prima. In questi casi, l’istituto assicuratore, trascurando il rischio, non reclamava neppure il premio assicurativo.

Il mesothelioma

Se la cronicizzazione aveva funzionato per tenere a bada molte malattie professionali, con l’amianto questa tattica non funzionò. Ben presto infatti si scoprì che anche a dosi basse, la fibra killer uccideva.

Durante la Conferenza internazionale sulle pneumoconiosi di Johannesburg del 1959, vennero riportati i risultati di una indagine svolta in Sud Africa, in cui si parlava di un tumore raro, il mesotelioma.

Si trattava di un tipo di cancro, “velocemente” mortale, riscontrato prevalentemente in un’area geografica circoscritta, dove era estratta, trasportata e lavorata la crocidolite.

Da quel momento si iniziò a studiare ogni caso di morte tra i lavoratori dell’amianto in tutte le zone in cui erano localizzati cantieri navali o manifatture di asbesto, dove in particolare era stato utilizzato l’amianto blu (crocidolite).

Si scoprì che, anche se l’esposizione era bassa, il tempo di latenza poteva durare fino a quarant’anni. 

Nel dicembre 1964 si tenne un simposio presso l’Accademia delle Scienze di New York, sotto la presidenza di Selikoff, durante il quale vennero esaminati tutti i vasi di mesothelioma registrati in ogni parte del mondo.

In Italia, il contribuito più importante venne portato dal pioniere della medicina del lavoro, dott. Enrico Vigliani.

Un anno storico per l’asbesto

Il 1964 portò alla luce i danni devastanti delle fibre di asbesto e alle grandi aziende non restò che tirare il freno a mano sul materiale. Si decise allora di abbandonare il crocidolite, ritenuto il principale responsabile nella maggioranza dei casi di mesotelioma.

Al suo posto, specialmente in Italia, venne incrementata l’estrazione di amosite, un altro minerale della famiglia degli anfiboli, come la crocidolite, che tuttavia era altrettanto pericoloso, sicuramente più che il crisotilo.

L’uso “sicuro” dell’asbesto

Poiché il mercato necessitava prepotentemente della fibra, l’amianto fu ancora utilizzato, anche se si parlò di un imprecisato uso “sicuro” dell’amianto.

Le istituzioni e, a dire il vero, anche i sindacati dei lavoratori, non fecero grandi passi avanti per limitare o quanto meno contenere i rischi della fibra, proponendone una logica messa al bando.

Da noi essa giunse solo nel 1992, grazie alla legge 257 del 12 marzo.

I servizi di assistenza ONA per le vittime amianto

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, di cui è presidente l’avvocato Ezio Bonanni, assiste e tutela le vittime dell’asbesto e di altri cancerogeni.

Possono rivolgersi all’ONA per ottenere assistenza, tutte le vittime di esposizione ambientale e lavorativa. L’associazione offre assistenza anche per il persona civile e militare delle Forze Armate, per ottenere il riconoscimento di vittima del dovere. e per via di esposizione durante le attività di missione per quanto riguarda il personale militare e civile delle Forze Armate.

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