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martedì, Settembre 21, 2021

Amianto sulle spiagge e la necessità della bonifica

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Scarti di amianto ritrovati sulle spiagge italiane

In questa estate, che ci restituisce la libertà dopo l’epidemia Covid-19, c’è ancora il problema dell’amianto sulle spiagge e la necessità della bonifica. Purtroppo la libertà può essere solo un’illusione, perché dopo il bagno di sole e i trionfi olimpici, ci si può attendere una nuova chiusura.

La stagione balneare ora è nel pieno, e purtroppo c’è un rialzo di casi di Covid-19. Il Governo Draghi sta assumendo nuove iniziative, che l’ONA accoglie con favore. La forza, il coraggio e la determinazione, si misurano anche nella resilienza contro il virus.

Però non bisogna dimenticare il problema ambientale, che è la vera causa dei nostri problemi presenti e purtroppo anche futuri. In alcune spiagge italiane sono stati ritrovati, oltre ai rifiuti di cui ci si è disfatti abusivamente, scarti di amianto.

È importante rimuovere anche dalle spiagge i residui di amianto. C’è quindi necessità di effettuare la bonifica.

Amianto sulle spiagge in diverse località estive italiane

Le pagine di cronaca locale riportano spesso notizie riguardo a ritrovamenti di questo genere. Recentemente hanno emanato il divieto di accesso alla spiaggia di Travello (Trelo) e a San Michele di Pagana. In questa parte del litorale di Rapallo, in provincia di Genova, hanno rinvenuto alcuni frammenti di amianto, probabilmente residui di vecchie tubature in Eternit.

Qualche anno fa anche a Poveromo, nella provincia di Massa e Carrara, in Toscana, hanno trovato eternit sulla spiaggia. Vari detriti, lunghi circa dieci centimetri, affioravano dalla sabbia in più punti, in particolare sulla sponda più vicina alla Liguria.

Nel 2017, anche a Viareggio, una famosa località balneare toscana, presso la spiaggia Bagno Irene, hanno ritrovato circa 50 quintali di amianto, tra cui tegole di eternit, in parte spezzate e rovinate dal tempo, e quindi ancora più pericolose per la salute.

Ma neanche la montagna si salva dall’amianto. È dei primi di giugno la notizia della scoperta di vari pannelli in eternit sul monte Ortobene, zona di Solotti, a Nuoro in Sardegna.

La necessità della bonifica e la pericolosità dell’asbesto

Tutte queste zone d’Italia hanno bisogno di una bonifica immediata. Infatti, come sostiene con forza l’Osservatorio Nazionale Amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, la prevenzione primaria, cioè la bonifica dei siti contaminati, è l’unico strumento in grado di scongiurare l’insorgere di danni alla salute.

L’amianto, chiamato anche asbesto, è molto pericoloso per l’uomo, soprattutto se è allo stato friabile. Le fibre rilasciate, infatti, sono facilmente inalabili e si depositano così all’interno degli organi delle vie aeree, provocando l’infiammazione. Questa, a sua volta, può causare l’insorgere di tumori e malattie asbesto correlate, come il mesotelioma. Gli effetti cancerogeni dei minerali di asbesto si confermano anche nell’ultima monografia dello IARC.

ONA e CONI, insieme contro l’amianto

L’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto, si sta battendo anche per la riqualificazione dello Stadio Flaminio di Roma. Si tratta di una iniziativa importante, sostenuta a suo tempo dal Dott. Ruggero Alcanterini. Le glorie olimpiche, con gli ori di Marcell Jacobs, uomo più veloce del mondo, e Gianmarco Tamberi, uomo che salta più in alto nel mondo, hanno dato nuova linfa al nostro Ruggero.

Complimenti vanno rivolti al Presidente del CONI, Dott. Malagò, che ha onorato l’ONA della sua presenza in molte occasioni. Tra le più importanti la richiesta di rimuovere gli scarti di amianto anche dagli impianti sportivi, come è avvenuto nel convegno “Sport e scuola, ambiente e sicurezza: via l’amianto!“, organizzato il 30 maggio 2019 presso il Salone D’Onore del CONI al Foro Italico.

La diffusione dell’amianto e malattie asbesto correlate

Data la pericolosità dell’asbesto, la Legge 257 del 1992 ha vietato l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto. Tuttavia non si stabiliva nessun obbligo di bonifica.

Perciò non c’è nessuna soluzione per le 3.748.550 tonnellate di asbesto lavorate tra il 1946 e 1992, solo nel nostro Paese. Ancora oggi, infatti, in Italia, ci sono più di 40milioni di tonnellate in circa un milione di siti. Le aree contaminate comprendono più di 2400 scuole, 800 biblioteche e centri di studio e 250 ospedali.

L’edilizia è il campo in cui si è maggiormente utilizzato questo materiale tossico. In cemento amianto si creavano lastre ondulate, fognature, serbatoi d’acqua, canne fumarie e tubature di acqua potabile. Anche nel settore dei trasporti si usava l’amianto, soprattutto nella coibentazione delle carrozze ferroviarie, di navi e autobus.

La massiccia presenza di questo materiale tossico continuerà a causare una strage nella popolazione. Il picco delle patologie asbesto correlate è previsto tra il 2025 e il 2030, dato che questo tipo di malattie può avere un periodo di latenza molto lungo e può essere diagnosticata anche a distanza di quarant’anni.

Per questo sono necessarie misure urgenti e interventi di bonifica dei siti contaminati. Solo così è possibile fermare definitivamente la strage d’amianto.

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