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domenica, Febbraio 25, 2024

Amianto nelle ferrovie, il Tribunale di Napoli condanna l’Inail a indennizzare un ferroviere sopravvissuto all’esposizione 

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ALTRA CONDANNA E UN ALTRO PASSO AVANTI PER LA GIUSTIZIA. IL TRIBUNALE DI NAPOLI HA CONDANNATO L’INAIL A RISARCIRE EX DIPENDENTE DELLE FERROVIE DELLO STATO, SOPRAVVISSUTO AD UN CANCRO AL COLON DOVUTO ALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO SUL POSTO DI LAVORO

Il ferroviere, sopravvissuto, ha diritto a un assegno mensile di 1000 euro e riceverà gli arretrati che gli spettano, circa 100 mila euro. Lo rende noto l’Osservatorio Nazionale Amianto che adesso, con il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, attiverà la richiesta di risarcimento alle Ferrovie dello Stato


L’amianto in viaggio: ecco cosa è successo 

L’ex ferroviere, Sergio Mattera, di origini napoletane, ha lavorato come macchinista nelle Ferrovie dello Stato. Prima a Milano per quattro anni per poi tornare nella sua città natale e continuare a svolgere questo lavoro per più di trent’anni. Tra le sue mansioni, non solo la conduzione dei treni ma anche il controllo della matrice o dei mezzi di trazione. Un lavoro che l’ha portato, necessariamente, a stare a contatto con l’amianto presente nei locomotori, i cui rivestimenti erano usurati. Utilizzava anche attrezzi, come martelli, chiavi esagonali e cacciavite, con alto rischio di dispersione, attività che svolgeva in ambienti non areati, senza utilizzo di dispositivi di protezione. 

Un serie di “disattenzioni” molto gravi, se si considera che l’amianto è un cancerogeno molto pericoloso. E, l’inalazione delle fibre killer provenienti, appunto, dal materiale che le contiene, può portare l’insorgere di patologie asbesto correlate. Non esiste una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla e i sintomi possono verificarsi anche a distanza di 50 anni dall’ultima esposizione.

Le dichiarazioni del presidente ONA, avvocato Ezio Bonanni

«Mattera può ritenersi fortunato perché i suoi colleghi, vittime dell’amianto, sono quasi tutti deceduti», dice Bonanni. Per lui «è incomprensibile il motivo per cui l’Inail e le stesse FF.SS. si ostinino a negare i diritti delle vittime costringendole vittime a lunghe azioni giudiziarie».

Sono 696 i casi di mesotelioma censiti nelle Ferrovie

L’impatto dell’amianto sui dipendenti delle ferrovie risulta documentato anche dai dati epidemiologici confermati dal VII Rapporto ReNaM che riporta i casi di mesotelioma in Italia tra il 1993 e il 2018, inserisce il settore dei rotabili ferroviari tra quelli che hanno riscontrato più casi di mesotelioma. I lavori che hanno contratto questa patologia di origine professionale sono 696. Mentre, per esposizione ambientale, le vittime sono: 40 nel campo dell’impianto produzione e riparazione rotabili ferroviari; 92 tra coloro impiegati nella linea ferroviaria; 2 tra coloro impiegati nella stazione ferroviaria.

L’alta incidenza dei casi di mesotelioma è accompagnata anche da quella di altre malattie asbesto correlate, che parlano di non meno di 3000 casi fino al 2020.

L’amianto nelle ferrovie: i dati dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Ma, la “battaglia” legata all’amianto nelle ferrovie è una delle più combattute dall’ONA (Osservatorio Nazionale Amianto). Del resto, proprio nelle Ferrovie, durante il periodo della Rivoluzione Industriale, il materiale killer è stato ampiamente utilizzato e “maneggiato” da lavoratori che lavoravano nel settore. Questi non erano consapevoli dei pericoli rappresentati dal pericoloso agente patogeno. Pericolo che si estendeva anche al resto del nucleo famigliare, come le mogli che si occupavano di lavare le tute e i vestiti da lavoro e i figli che accoglievano il padre che rientrava dopo una lunga giornata fuori. Bisognerà attendere tuttavia la legge 257/92 per mettere al bando l’amianto in Italia. Grazie a questa legge, furono banditi tutti i prodotti contenenti amianto. Fu vietata l’estrazione, l’importazione, la commercializzazione e la sua produzione. Peccato che ormai il danno fosse stato già fatto.

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