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martedì, Settembre 27, 2022

Amianto su navi Marina, maxi risarcimento per familiari motorista

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Aveva lavorato come meccanico e motorista nella Marina Militare per soli 5 anni. Eppure l’esposizione all’amianto sulle navi e nelle basi militari de La Maddalena, in Sardegna e a Napoli, gli è stata fatale. È l’ennesima vittima dell’asbesto e vittima del dovere. Si tratta del sottufficiale Camillo Limatola, di Napoli, morto a soli 59 anni per mesotelioma.

Motorista morto per amianto, maxi risarcimento

Ora la sua famiglia ha ottenuto un mega risarcimento per aver subito questa grave perdita. Il Tribunale di Roma ha condannato il ministero della Difesa al risarcimento del danno, anche psicologico, per 1 milione 300mila euro, nei confronti della vedova e dei due figli di Limatola.

Il motorista è stato dipendente della Marina tra il 1973 e il 1978, imbarcato anche sull’incrociatore Vittorio Veneto.

Il suo dramma inizia nel 2011, quando gli viene diagnosticato il mesotelioma. Il militare muore due anni dopo. Prima di morire Limatola era riuscito ad ottenere il riconoscimento di vittima del dovere e la liquidazione della speciale elargizione e dei doverosi riconoscimenti ai familiari. Il tutto grazie alle diffide dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona – Osservatorio Nazionale Amianto, che assiste tutta la famiglia.

L’avvocato Bonanni riesce a far riconoscere il danno psicologico

Dopo la sua morte la moglie di Limatola, Maria Rosaria Ducadeo, sua coetanea, e i figli Antonietta e Vincenzo, che alla morte del padre avevano 33 e 28 anni, hanno deciso di proporre domanda per ottenere dal Ministero della Difesa il giusto risarcimento di tutti i danni, ottenendo anche quello psicologico.

“Un’altra sentenza fondamentale – ha dichiarato l’avvocato Bonanni – per il riconoscimento anche del danno psicologico sofferto dai familiari delle vittime dell’amianto. Che possono cadere in forte depressione per quella che considerano a tutti gli effetti un’ingiustizia. Ai lavoratori dovevano essere fornite informazioni sui rischi dell’asbesto e adeguati dispositivi di protezione. Dovevano essere tutelati nello svolgimento delle loro mansioni, perché morire al lavoro è qualcosa che non può essere accettato, da chiunque”.

Motorista vittima del dovere, il figlio: “Importante avere avuto giustizia”

Ad assisterli sempre l’avvocato Bonanni che da anni si batte proprio per convincere il Ministero della Difesa, e non solo, a risarcire le vittime senza costringere le famiglie a lunghe ed estenuanti battaglie legali che aggiungono dolori e ansie. Per ora l’Ona e il suo presidente continuano la loro battaglia e a rimanere al fianco delle famiglie per tutto il tempo necessario, per riuscire alla fine ad ottenere giustizia.

“Per noi è importante avere avuto giustizia – ha dichiarato, infatti, commosso Vincenzo Limatola, dopo aver saputo della sentenza favorevole – perché la nostra famiglia ha patito enormi sofferenze dopo la terribile diagnosi e la morte di papà”.

Motorista morto per mesotelioma, nessuna misura di protezione

Il giudice Claudio Patruno, nella sentenza del 29 luglio 2022, ha spiegato come il Ministero non abbia garantito misure di protezione al motorista. Né “tute, guanti, o maschere filtranti” venivano fornite all’equipaggio, né erano presenti “adeguati sistemi di depurazione dell’aria, o sistemi di isolamento sicuro del minerale, nonostante l’attività cancerogena dell’amianto fosse stata resa nota pubblicamente dalla comunità scientifica, fin dal 1965”. “L’attività dell’equipaggio imbarcato – scrive ancora il giudice – avveniva inoltre in locali abbastanza angusti, cosa che favoriva un’alta concentrazione delle fibre di amianto nell’aria”.

Amianto, storia del suo utilizzo nell’industria

L’amianto è stato utilizzato nei cantieri navali per vari motivi. In particolare perché è ignifugo, qualità fondamentale sulle imbarcazioni. Poi perché è fonoassorbente e aiutava a schermare il rumore soprattutto dei motori dalle altre zone del natante. Le navi della Marina non fanno eccezione, anzi. I materiali con l’asbesto sono stati la norma fino agli anni ’80, nonostante la pericolosità della fibra killer fosse già nota nei primi anni del Novecento.

La storia dell’amianto e tutte le malattie che causato nel corso del tempo sono documentate nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed- 2022”.

Tra le patologie asbesto correlate, oltre al mesotelioma (i casi sono registrati nel VII Rapporto ReNaM), ci sono anche il cancro al polmone e una serie di tumori, alla laringe, alla faringe, alle ovaie per esempio. E poi la più nota asbestosi, infiammazioni e placche pleuriche.

Da quando l’industria ha utilizzato questo materiale flessibile e di facile estrazione, tantissimi operai e tantissimi militari esposti si sono ammalati e sono morti. Purtroppo, nonostante la Legge 257 del 1992 che lo ha messo al bando in Italia, la sua scia di sangue proseguirà. In primo luogo perché il tempo di latenza dall’esposizione alla manifestazione della malattia può essere anche di 40-50 anni. Secondo perché la legge non ha obbligato alle bonifiche e ci sono in Italia ancora un milioni di siti e micrositi contaminati.

Per contribuire alla mappatura delle zone pericolose l’Ona ha realizzato anche la App amianto. Fornisce inoltre assistenza legale gratuita che si può richiedere allo Sportello amianto o al numero verde gratuito 800 034 294.

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