17.3 C
Rome
lunedì, Settembre 26, 2022

Una molecola contro l’Alzheimer, il nuovo studio italiano

Letto: 95 volte

Ultimi articoli

Una nuova molecola protegge i neuroni contro l’Alzheimer. Può essere somministrata con uno spray nasale e impedisce l’accumulo della proteina beta amiloide, la cui produzione anomala è causa della malattia.

È il risultato della ricerca della Fondazione Irccs Istituto neurologico Carlo Besta in collaborazione con l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, condotta per il momento sui topi. Gli scienziati hanno pubblicato lo studio sulla rivista Nature Molecular Psychiatry.

Una scoperta molto importante che potrebbe portare a un farmaco a basso costo per la salute degli anziani e la cura dell’Alzheimer. Una delle più comuni malattie neurodegenerative, ancora purtroppo incurabile.

Molecola sintetizzata ha le stesse proprietà 

I ricercatori hanno prima scoperto che una variante naturale della proteina beta amiloide protegge i soggetti portatori dallo sviluppo dalla malattia. In questa fase dello studio hanno invece sintetizzato la nuova molecola che ha mantenuto le proprietà del composto naturale originale. Per gli esperti un piccolo peptide formato da sei aminoacidi.

“Gli esperimenti hanno dimostrato – hanno spiegato i ricercatori che hanno coordinato la ricerca Fabrizio Tagliavini e Giuseppe Di Fede – che la somministrazione per via intranasale del peptide, in una fase precoce della malattia, è efficace nel proteggere le sinapsi dagli effetti neurotossici della beta amiloide. Oltre che nell’inibire la formazione di aggregati della stessa proteina, responsabili di gran parte dei danni cerebrali nell’Alzheimer. E nel rallentare il deposito della beta amiloide sotto forma di placche nel cervello”.

Molecola contro l’Alzheimer, nessun effetto collaterale

Inoltre, il trattamento sembrerebbe non indurre eventi collaterali che derivano da un’anomala attivazione del sistema immunitario, riscontrati in altre potenziali terapie per l’Alzheimer. Questi effetti multipli costituiscono pertanto una combinazione apparentemente vincente nell’ostacolare lo sviluppo della malattia nei topi.”

“Gli ulteriori vantaggi di questa strategia – ha detto Mario Salmona, biochimico dell’Istituto Mario Negri e coautore dello studio – riguardano i bassi costi di produzione del piccolo peptide. In confronto agli elevatissimi costi di altri approcci terapeutici potenziali per l’Alzheimer come gli anticorpi monoclonali. La semplicità e la scarsa invasività del trattamento per via intranasale, peraltro già usato con successo per altre categorie di farmaci”.

- Advertisement -spot_img

Numero verde ONA

spot_img

Chiedi assistenza gratuita