“Vaccini”, ne parla il Prof. Giancarlo Ugazio.
 Intervista esclusiva sul grande interrogativo di questo secolo.

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Vaccini

VacciniIl Prof. Giancarlo Ugazio, già professore di Patologia Generale presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Torino (e altre università americane), dal 2010 componente del comitato tecnico scientifico nazionale dell’ONA e socio onorario, ha rilasciato un’intervista al nostro giornale sull’amianto con l’obiettivo di chiarire la questione “vaccini”, delicato tema che sta destando l’interesse di tutta l’Italia.

In questi giorni si sta parlando molto della diatriba sulle vaccinazioni. Lei cosa può dirci a riguardo?

La somministrazione di un vaccino può costituire un utile atto medico eseguito nel tentativo di stimolare la risposta delle difese immunitarie specifiche dell’organismo contro gli agenti patogeni microrganismici (virus e batteri). Sul vaccino si basa l’immunizzazione attiva, cioè l’organismo provvede da sé a difendersi producendo gli anticorpi specifici. Nel corso del tempo, la medicina allopatica, varata in seguito al Rapporto Flexner (1910), ha affinato sempre più radicalmente le sue tecnologie, raggiungendo, da un lato, risultati terapeutici sempre più efficaci per i pazienti ma, dall’altro, senza mai perdere d’occhio il suo profitto. Su questo fronte “produttivo” nel campo sanitario, due momenti principali sono stati, e sono tuttora, il teatro della prassi “vaccinazione”. Uno è l’impiego dell’adiuvante, l’altro è l’introduzione del conservante.  È previsto che l’adiuvante esalti la risposta immunitaria dell’organismo vaccinato. Però, in tempi recenziori, sono usati differenti livelli di composti d’alluminio per raggiungere tale fine. Questo metallo può essere nocivo per il sistema nervoso e per il rene, con diversi gradi di suscettibilità individuale, anche in dipendenza da condizioni di sinergismo e di potenziamento tossicologico. Il conservante serve per proteggere il preparato del vaccino da somministrare dallo sviluppo di eventuali spore fungine o da batteri veicolate dall’ago della siringa d’iniezione quando si eroga il vaccino da una confezione multi-dose. E’ innegabile la convenienza dell’introduzione dei conservanti: infatti, si riducono gli sprechi delle preparazioni e i costi di produzione. Però, il rovescio della medaglia sta nel fatto che i conservanti, frequentemente, se non regolarmente, sono costituiti da derivati organici del mercurio, tra cui il metilmercurio e l’etil-mercurio, neurotossici liposolubili che possono varcare la barriera emato-encefalica, raggiungendo e danneggiando direttamente il tessuto cerebrale. Questo potrebbe essere in questo momento il bilancio, economico finanziario e sanitario, dell’impresa “vaccinazione”, considerata razionalmente con un minimo di competenza e senza soggiacere a malcelati o scoperti conflitti d’interesse.

 

Cosa accade nell’organismo durante la vaccinazione?

L’immunogeno è introdotto nell’organismo per stimolare la produzione di anticorpi specifici da cui si spetta che si leghino a ed inattivino gli agenti patogeni, come i virus e gli altri microrganismi dannosi. L’organismo vaccinato non sempre risponde al meglio, ottenendo la massima protezione possibile attesa dalla coppia sanitario-paziente. Negli anni, la medicina ufficiale ha escogitato e messo a punto uno strumento adatto a incrementare il rendimento della risposta immunitaria al vaccino. Ricordo che, negli anni 1950, studente nella facoltà medica, i miei docenti mi parlarono dell’adiuvante di Freund. Esistono due tipi di adiuvanti di Freund: quello completo e quello incompleto: il primo è un’emulsione di acqua e oli minerali (essenzialmente paraffina) nella quale viene miscelato l’antigene; il secondo è dato dalla stessa emulsione in cui però, oltre all’antigene espressamente utilizzato per immunizzare, è miscelato anche il Mycobacterium tuberculosis morto. Lo scopo e il meccanismo d’azione sono uguali: in ogni caso si stimola la produzione di anticorpi inducendo una reazione infiammatoria, così da attirare le cellule interessate dall’antigene. In anni recenziori, è stato usato come adiuvante l’idrossido di alluminio: in questo caso l’adiuvante, oltre a richiamare le cellule competenti, induce la formazione di un piccolo granuloma, cosicché l’antigene sia liberato poco alla volta: l’immunizzazione lenta determinerà una maggiore quantità di anticorpi prodotti poiché l’antigene sarà eliminato più lentamente.

 

C’è un “ma”, giusto?

Il rovescio della medaglia sta nel fatto che parte del composto d’alluminio può andare in circolo e raggiungere il sistema nervoso centrale, su cui è capace di attuare la sua intrinseca neurotossicità. In aggiunta, al rischio dell’adiuvante, potrebbe associarsi quello legato a un altro tipo di additivi nei vaccini: i conservanti. Essi hanno la funzione di bloccare la proliferazione delle spore fungine che fossero entrate casualmente nella confezione farmaceutica in corso d’opera. Il guaio sta nel fatto che tali conservanti contengano, di regola, metilmercurio, un potente agente neurotossico. Talora, il bilancio tra costi e benefici della vaccinazione (neurotossicità / protezione immunitaria) potrebbe dipendere anche solo dalla buona sorte.

 

Ci sono esempi che può indicare?

La letteratura scientifica internazionale è in grado di darci un’informazione adeguata – in tre dimensioni – su questo importante problema di bilancio biomedico. Osservando i dati, ne vien fuori una specie di ring che implica sia aspetti sanitari sia problemi di profitti e d’immagine di uomini pubblici e d’istituzioni. In sostanza, esso tratta la correlazione tra vaccino e autismo, sulla base delle gesta di due marioli: da un lato  Andrew Wakefield, che ha avanzato l‘ipotesi sulla presunta causa vaccinale dell’eziologia dell’autismo, fondata sulla scorretta manipolazione di dati sperimentali perpetrata per finalità truffaldine; dall’altro lato invece c’è stato William Thompson funzionario dei CDC degli USA che, per fini altrettanto truffaldini ma di segno opposto, fece scomparire la documentazione cartacea sulla ricerca di controllo che era stata eseguita in risposta allo studio Wakefield-Lawnet che aveva suggerito un’associazione col vaccino MMR, e uno studio riguardante sintomi simili all’autismo. La testimonianza del senatore (R) Bill Posey alla Camera degli USA descrive in dettaglio il secondo round del match tra il vaccino e l’autismo.

Esistono dei vaccini “sicuri”?

Per ottenere vaccini efficaci e sicuri per la prevenzione delle malattie infettive ri-emergenti o non ancora controllate, uno degli aspetti più importanti è avere adiuvanti immunologici che permettono di indurre una risposta immunitaria protettiva con un adeguato profilo di sicurezza.

 

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