Uranio Impoverito, la storia: la denuncia

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Andrea Antonaci. A Striscia la notizia il sergente maggiore dell'esercito denuncia il nesso tra llinfomi e l'esposizione nei teatri di guerra bombardati con munizionamento all'Uranio Impoverito. Morirà il 12 dicembre 2000

Andrea Antonaci. A Striscia la notizia il sergente maggiore dell’esercito denuncia il nesso tra llinfomi e l’esposizione nei teatri di guerra bombardati con munizionamento all’Uranio Impoverito. Morirà il 12 dicembre 2000
“Cari genitori, è il 180° giorno che sono a Sarajevo…”, il sergente maggiore Andrea Antonaci scrive a casa in una lettera datata 26 febbraio 1999. “Questi sei mesi mi hanno indebolito tanto”, riferisce il sottufficiale della 7^ Direzione Genio Militare di Firenze, in Bosnia per l’operazione di peacekeeping, cioè volta al mantenimento della pace nei Balcani. Andrea rimane in zona operazioni dal 1° settembre 1998 al 28 febbraio del 1999. Il suo reparto si sistema nella caserma Tito Barak. “La sera, dopo la lezione di inglese, torniamo al Parliament, un’ex caserma bosniaca, adattata ad alloggi per noi, americani, tedeschi, francesi, spagnoli, danesi, svedesi, inglesi”, scrive a casa il militare. È, questa, uno degli obiettivi più bombardati dalle forze alleate, Stati Uniti in testa, anche perché si trattava dell’Accademia Militare. Ed è proprio tra i militari delle forze alleate che alloggiano alla Tito Barak che si riscontra, poi, la più alta concentrazione di malattie e di decessi causati da linfomi.
Andrea comincia ad accusare colpi di tosse, senza capirne la causa. Al suo rientro a Firenze, marca visita ripetutamente ma nessun ufficiale medico mai esamina il suo stato di salute. Ha bisogno di cure immediate ma ci vogliono anche molti soldi. C’è un presupposto fondamentale: se la patologia non rientra nelle cause di servizio, “il ministero della Difesa non può pagare ciò che è collaterale alle cure”. Quindi, viaggi, assistenza, alberghi, non sono rimborsati. “Qui comincia il calvario”, mi spiega Salvatore Antonaci, il papà.
Da civile Andrea fa il geometra ma si arruola perché gli piace la divisa. Finita la guerra, nell’ambito del “Programma europeo per la ricostruzione di Sarajevo”, i comandi alleati richiedono specialisti italiani in teatro, come si dice. Il 3 luglio arriva l’ordine dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, agli inizi di agosto la squadra parte. Direttore dei lavori è il capitano Martinelli, il maresciallo Marotta è il contabile della squadra, Andrea ha l’incarico di assistente di cantiere. Sarajevo è un ammasso di palazzi distrutti, come la facoltà di Diritto, dove Andrea segue i lavori di ricostruzione.
“Ci sono altoparlanti sparsi per la città – scrive Andrea -. Ogni giorno, dalle cinque e mezzo di mattina alle undici di sera ascoltiamo, per sei volte al giorno, le preghiere dei musulmani. Qui posso progredire il mio inglese e conoscere le abitudini delle popolazioni locali. Nel Parliament c’è un bar, dove la sera si beve, si parla con i colleghi delle interforze, si balla e si fa casino”, continua il sergente maggiore ignaro del destino che l’aspetta.
Al suo rientro a Firenze dove vive la sua fidanzata, i sanitari riscontrano il Linfoma di Hodgkin. Andrea si sottopone, sia alla chemio sia radioterapia e al momento il cancro sembra debellato. I due giovani decidono di sposarsi.
Nel frattempo, però, muore Salvatore Vacca. È il 9 settembre del 1999. È la prima delle vittime della “Sindrome dei Balcani”.
La morte di Salvatore insospettisce Andrea, che si documenta e viene a conoscenza di altri militari colpiti dalla stessa patologia. Gli amici dell’interforze in Bosnia lo tengono informato via e-mail. Andrea, quindi, insieme con il maresciallo Domenico Leggiero, coordinatore dell’Osservatorio militare, il centro studi per la tutela del personale delle Forze Armate e di Polizia, che lo assiste insieme con lo studio legale Tartaglia, decide di denunciare la circostanza alla trasmissione televisiva “Striscia la notizia”.
Il 5 dicembre del 2000 si sottopone a una TAC. “Uscì di là che scoppiava dalla gioia che aveva superato, diciamo, questa malattia”, dice mamma Grazia. Il giorno seguente, invece, a causa di complicazioni ai bronchi lo mettono in isolamento. Una settimana dopo, è il 12 dicembre, il suo cuore cessa di battere.
La denuncia di Andrea in televisione non resta inascoltata e nei giorni successivi la sua morte, il Governo istituisce la commissione Mandelli, per verificare l’eventuale nesso tra le patologie di cui sono vittime i militari e l’Uranio Impoverito.
Il 3 novembre 2012 una sentenza del Tribunale civile di Roma stabilisce il nesso causale fra il linfoma di Hodgkin contratto da Andrea Antonaci e l’esposizione all’U235; il ministero della Difesa è condannato a pagare quasi un milione di euro ai familiari.

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