Rischio amianto anche nell’acqua potabile. Covegno ONA a Soliera

Si è tenuto a Soliera, in provincia di Modena, il convegno “Amianto: dalla prevenzione primaria al risarcimento delle vittime”, curato dall’Osservatorio Nazionale Amianto. Oggetto dell’incontro pubblico il “Rischio amianto anche nell’acqua potabile”.

Rischio amianto anche nell’acqua potabile. Convegno a Soliera (MO)

Nel corso del seminario che si è svolto al Nuovo cinema teatro Italia nella città emiliana, l’avv. Ezio Bonanni ha insistito nel chiedere la bonifica delle tubature e degli acquedotti che contengono amianto. Infatti, l’ingestione delle fibre di asbesto è considerata “esposizione primaria” al pari dell’inalazione.

Bonanni ha precisato che l’ammodernamento degli acquedotti e la sostituzione delle tubature vetuste, permetterebbe anche di evitare le dispersioni di acqua potabile causate dalle condutture danneggiate e, quindi, di proteggere due beni fondamentali: la salute umana e l’acqua pubblica.

“Si deve osservare – ha commentato il presidente dell’ONA – che l’amianto nell’acqua porta un rischio anche di inalazione di fibre di amianto oltre che di ingestione, perché con gli usi antropici, per esempio come cucinare, lavarsi etc., l’acqua evapora e le fibre di amianto in essa contenute si disperdono nell’aria e vengono quindi inalate”.

Ha aperto i lavori il Prof. Giovanni Brandi dell’Università di Bologna e Oncologo del Policlinico S. Orsola di Bologna.

Di recente, in Toscana, è stata riscontrata in campioni di acqua potabile una quantità pari a 700mila fibre/litro di amianto. Il dato, considerevole, ha riaperto il dibattito sui rischi da ingestione della fibra killer.

Secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), esiste un rapporto causale tra ingestione di amianto e cancro dello stomaco e del colon retto. Il rischio di tumori sarebbe proporzionale alla concentrazione di fibre ingerite, attraverso il consumo quotidiano di acqua potabile, alla durata dell’esposizione e alla contemporanea esposizione ad altri carcinogeni come per esempio il benzo(a)pirene.

Per i ricercatori, le fibre possono migrare per via linfatica dai polmoni ad altri organi, che possono essere riassorbite dall’intestino e possono raggiungere il fegato attraverso il circolo collaterale della vena porta.

In Italia, però, nonostante la diffusione delle condotte in cemento-amianto e il progressivo deterioramento di queste, anche a causa dell’alto tasso di acidità delle nostre acque, non ci sono limiti di legge sulla concentrazione di fibre di amianto in acqua e non ci sono riscontri di rilevazioni metodiche.

Pertanto la normativa nazionale andrebbe rivista e un efficace e sistematico piano di monitoraggio dell’acqua andrebbe messo in atto dalle Amministrazioni locali.

“Per questi motivi – conclude Bonanni -, a maggior ragione, insistiamo per la bonifica. Se non altro, la bonifica è imposta nel rispetto del principio di precauzione”.

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