La richiesta di risarcimento per malasanità – Malasanità

L’onere della prova e la richiesta di risarcimento per malasanità

errori-medici

Seguendo il precedente orientamento, il paziente che riteneva di aver subito un danno e che intendesse richiedere un risarcimento del danno subito, avrebbe dovuto dimostrare non tanto l’esito infausto dell’intervento medico bensì lo scorretto e negligente esercizio da parte del medico della propria attività, in violazione delle leggi scientifiche del suo settore.
Avrebbe poi dovuto fornire l’ulteriore dimostrazione che il danno subito fosse stato causato proprio dallo specifico comportamento negligente del medico. Questo legame tra la condotta del medico ed il danno subito dal paziente viene giuridicamente definito nesso di causalità (che in sede civile non va dimostrato in modo assolutamente rigoroso, dovendo trovare applicazione il principio del “più probabile che non”, come chiarito dalle SS. UU. con la Sentenza 481 del 2008).
In terzo luogo, anche laddove fosse riuscito a fornire tali prove, il paziente avrebbe dovuto dimostrare che il medico avesse agito con dolo o colpa grave e, quindi, con consapevolezza e volontà da parte del medico di arrecare un danno ovvero per errore, negligenza, imperizia o colpa.
A sostegno di tale interpretazione trovava generale applicazione l’art. 2236 c.c., secondo cui “Se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, il prestatore d’opera (nel nostro caso il medico) non risponde dei danni, se non nel caso di dolo o di colpa grave”.
La casistica riportata dalla giurisprudenza in tema di colpa grave del medico è estremamente ampia riportiamo, di seguito, i casi più eclatanti:

  1. Medico che abbia somministrato anestetico locale, rivelatosi fatale per il paziente, senza aver previamente accertato le condizioni del paziente (Cass. n. 2141/1988);
  2. Medico specializzato in ortopedia per aver provato un intervento di alta chirurgia neoplastica (Cass. 2428/1990);
  3. Medico che abbia omesso di informare una donna sul possibile esito negativo dell’intervento abortivo cui si era sottoposta, nel caso in cui il paziente, dopo l’intervento, aveva abbandonato l’ospedale (Cass. n. 6464/1994);
  4. Medico che abbia omesso di rilevare una fattura del femore (Cass. n. 8845/1995);
  5. Medico primario che, essendo in ferie, abbia ritardato un intervento indifferibile, causando danno al paziente (Corte dei Conti, n. 100/A 1996);
  6. Medico che, chiamato ad intervenire chirurgicamente sul trasferimento del seno, decida di esportare intera ghiandola mammaria senza preventivamente seguire un esame istologico intraterapeutico (Cass. n. 1233/1998);
  7. Medico che non abbia controllato la completezza e l’esattezza del contenuto della cartella clinica redatta dai colleghi di pronto soccorso (Cass. 12273/2004);
  8. Medico che abbia affidato ad un inesperto assistente sociale un malato grave di mente, nel caso di suicidio del malato non può invocare, quale causa eccezionale, il deficit di sorveglianza del malato da parte dell’assistente sociale (Cass. n. 10435/2004);
  9. Caso di scuola dottrinale: garza dimenticata nello stomaco del paziente operato di pancreatite.

La difficoltà della prova nei casi di malasanità:

A fronte dell’eccezionalità dei casi di colpa grave del medico, si capisce bene che per il paziente che avesse subito un danno risultava difficilissimo dimostrare la responsabilità del medico.

Poiché il paziente avrebbe dovuto dar prova della negligenza nell’esercizio dell’attività medica secondo le regole dello specifico settore in cui operava il medico il che, chiaramente, richiedeva la conoscenza di leggi e procedure scientifiche di settore.

Per le stesse ragioni, appariva assai difficile per il paziente provare che proprio la condotta negligente e scorretta del medico avesse causato il danno e non, ad esempio, altre cause sopravvenute straordinarie ed eccezionali.
Il medico allora appariva estremamente tutelato da quanto sancito dall’art. 2236 c.c., che prevede la responsabilità del debitore (medico) nei confronti del creditore (paziente) solo quando quest’ultimo dimostri il dolo o la colpa grave del soggetto inadempiente.

Non bastava, allora, un semplice errore del medico, ma era necessario che lo stesso si qualificasse come grave e quindi riconoscibile come tale da qualunque soggetto, anche privo di cognizioni mediche.
Ben presto, tuttavia, in virtù di questi ostacoli alla tutela del paziente che apparivano estremamente vantaggiosi per il medico e che garantivano allo stesso una costante impunità, dottrina e giurisprudenza studiarono soluzioni alternative che potessero consentire al paziente, sulla base delle leggi esistenti, una maggiore tutela e ciò anche per porre un freno ai numerosi casi di malasanità che hanno colpito con una certa frequenza il nostro paese negli ultimi anni.

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Ricordate che nel caso in cui abbiate subito un danno è consigliabile rivolgersi ad un Avvocato che potrà agire nel vostro interesse affinché possiate ricevere la giusta tutela.

(di Ezio Bonanni)