No alla discarica di Ferrera Erbognone. L’ONA non si arrende

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Premessa, ovvia, ma necessaria perché, generalmente, si dice che mettersi nei panni degli altri sia un ottimo parametro di giudizio: provate, perciò, a chiedere prima a voi stessi e poi a chiunque, nella vostra schiera di conoscenti, amici e familiari, se accetterebbe di buon grado di avere una discarica a due passi da casa. Chiedetegli poi cosa penserebbe se si trattasse di una discarica di ben 700mila tonnellate di cemento amianto.  La discarica di cui stiamo parlando è quella che si realizzerà a Ferrera Erbognone (PV).  Nonostante le proteste di cittadini e ambientalisti, tutto è pronto. Lo stop “tecnico” alla discarica di amianto, infatti, non ci sarà. Continua però il braccio di ferro tra il fronte del NO e le autorità competenti con la Regione Lombardia che gela le speranze di Comuni e ambientalisti che auspicavano una revisione dei pareri sulla compatibilità ambientale tra l’impianto che si sta realizzando alla cascina Gallona di Ferrera e la raffineria Eni. L’assessore regionale all’Ambiente, Claudia Maria Terzi, con un comunicato dai toni piuttosto perentori, lascia poco spazio alla possibilità di ripensamenti, pur dopo i solleciti dell’Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Avv. Ezio Bonanni.

«La Regione Lombardia – afferma l’assessore – ha già valutato in corso di istruttoria tecnica Via (Valutazione di impatto ambientale) e Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per la discarica di Ferrera non solo il riscontro determinante ricevuto dal Comitato tecnico regionale (Ctr), ma tutti gli elementi di attenzione segnalati nei pareri raccolti, introducendo, nel decreto di rilascio dell’autorizzazione Aia, nel 2015, notevoli elementi di precauzione relativi all’esistenza dell’impianto Eni, accanto alla discarica di Ferrera. La discarica, tra l’altro, risponde a un principio di autosufficienza che deve essere applicato su base regionale, non certo locale». «Questi sono i fatti – conclude la Terzi – il resto sono chiacchiere e bassa polemica politica»

Non è dello stesso parere l’ONA (Osservatorio Nazionale Amianto) che attraverso il suo presidente Avv. Ezio Bonanni commenta: «Le giustificazioni dell’Assessore On.le Terzi sono in contrasto con i principi di diritto comunitario, oltre che con il buon senso che sconsiglia fortemente di realizzare una discarica di amianto nelle vicinanze di una installazione industriale ad alto rischio di incidente rilevante nella quale peraltro si sono recentemente verificati diversi incidenti, fortunatamente senza conseguenze per la salute dei lavoratori, non certo per l’ambiente e per la serenità degli abitanti delle città del comprensorio».

 L’Osservatorio Nazionale Amianto torna a ribadire la necessità di evitare di realizzare una discarica di 700mila tonnellate di cemento amianto, con il rischio di creare danni all’ambiente e di pregiudicare la salute dopo che, come Osservatorio, attraverso il coordinamento regionale Lombardia e in particolare del Sig. Davide Fabretti, è stato segnalato un aumento di incidenza delle patologie asbesto correlate per effetto dell’utilizzo di materiali in amianto fino ai primi anni ’90 in assenza di successive bonifiche presso l’impianto di Sannazzaro De Burgondi, con la diagnosi di numerosi casi di mesotelioma che peraltro l’INAIL ha riconosciuto di origine professionale.  Sannazzaro de’ Burgondi, in provincia di Pavia, è un paese di circa 6mila abitanti alle porte della Lomellina, la terra del riso e dei castelli. Qui le sole torri che svettano alla fine dell’unica strada che porta nel centro cittadino sono quelle, appunto, della raffineria che lo scorso anno è stato interessato da diversi incidenti, l’ultimo dei quali a dicembre, per la precisione il 1. Erano circa le 16 quando è scoppiato un incendio nel Cantiere Est della raffineria, una delle più grandi d’Italia, dall’impianto si è innalzata una colonna di fumo nero visibile a decine di chilometri di distanza.

“Il problema, appunto, è che questa è un’area già sofferente, siamo praticamente circondati”, ci dice Davide Fabretti, “questi territori sono già stati messi a dura prova dalle tante aziende medio grandi presenti, troneggiate dal super impianto di raffineria. Aziende che da una parte sicuramente hanno dato tanto in termini di sviluppo economico agli abitanti del posto, ma che hanno tolto in termini di salute. L’amianto va smaltito, questo è certo, ma non è possibile farlo a fianco (100 metri) di una gigantesca raffineria, la più grande d’ Italia, per di più occupando un’area che era destinata alle mitigazioni ambientali. E che dire poi dei percorsi dei camion, delle procedure e del rispetto delle norme da parte di ditte private che trasportano autentiche bombe?”  Quante centinaia di mezzi pesanti partono e arrivano ogni giorno passando per delle strade che Davide stesso definisce delle vere e proprie “carrettiere”, senza pensare comunque alla pericolosità e l’alta infiammabilità dei materiali che questi mezzi trasportano.

“Sono tantissimi gli incidenti a cui assistiamo qui da queste parti”, continua Davide, “siamo estremamente preoccupati di quanto potenzialmente potrebbe crescere il numero di questi incidenti dal momento in cui apriranno la discarica e inizieranno a transitare altre centinaia di mezzi pesanti che trasporteranno un materiale ancora più pericoloso”.

E aggiungo un altro aspetto che va tenuto in serissima considerazione: “La Raffineria per raffreddare i suoi impianti utilizza una falda acquifera sottostante con migliaia di litri di acqua ogni giorno. Nel momento in cui, per qualsivoglia motivo, questo stabilimento diminuirà o interromperà il proprio operato, e considerata la distanza della discarica pressoché inesistente, il rischio che la falda acquifera possa inondare l’amianto “sepolto” è estremamente alta. Che succederà?

“La nostra battaglia non si ferma di certo, andremo avanti. Posso anticiparti già che un Comune, per la precisione, Pieve del Cairo, ha fatto sapere che vieterà l’accesso ai camion che arriveranno per iniziare i lavori. Qui ne va della nostra salute, di quella dei nostri figli. Le patologie legate all’amianto hanno un lunghissimo periodo di incubazione, si parla di venti, trenta anni, questo significa che nessuno si pone il problema dell’oggi perché la verità è che quello che succederà domani non interessa a nessuno. Tra 30 anni magari saranno cambiati tutti i vertici e individuare eventuali responsabili sarà un’impresa pressoché impossibile. Nel frattempo, però, una cosa è certa: la salute pubblica nostra, di questa area e dei suoi abitanti sarà compromessa per sempre.

C’è uno zoccolo duro di ambientalisti irriducibili che continueranno a vigilare. Io spero ci siano ancora margini per cambiare la decisione perché altrimenti non ho scelta: devo prendere la mia famiglia e andare via. Ma questo non è giusto, non puoi togliere le radici a persone che sono nate e cresciute qui”.

Tra gli ambientalisti irriducibili di cui ci ha parlato Davide Fabretti, c’è Umberto Galluro, attivista del Comitato NO DISCARICA: “Il nostro è un NO senza se e senza ma, ma voglio chiarire una cosa che per noi è fondamentale: siamo perfettamente consapevoli del fatto che l’amianto va smaltito e non vogliamo passare da irresponsabili perché diciamo no, perché noi, ovviamente, non diciamo no allo smaltimento, noi diciamo no allo smaltimento in questa zona. Perciò, quello che chiediamo è che le Autorità competenti verifichino i luoghi più adatti. Mettere una discarica qui, in un territorio già cosi sofferente, circondato da aziende chimiche, raffinerie e altre attività industriali, è assurdo.

I tecnici fanno le loro valutazioni ma sono valutazioni basate sull’oggi. Ma domani? Cosa può succedere domani? Durante i 10 anni di lavoro necessari per la realizzazione della discarica, cosa succede?

Ci sono problemi legati alla salute, all’ambiente e anche di altra natura: penso alle persone che qui hanno acquistato una casa, acceso un mutuo ed ora vanno incontro ad una svalutazione certa. Stesso discorso vale per i negozianti, preoccupatissimi. Che ne sarà del turismo in questa area. Chi mai vorrà più investire in queste zone? Lancio una provocazione: cosa diremo a chi viene da queste parti, vi facciamo fare un bel giro sulla pista ciclabile intorno alla discarica? Sai che bello…

Per non parlare del fatto che qui a Sannazzaro de’ Burgondi è ancora viva la paura per l’incidente nella raffineria lo scorso dicembre, il terzo in meno di un anno. Per fortuna non ci sono state vittime, ma l’enorme colonna di fumo che si è alzata a seguito dell’esplosione ha avuto effetti sugli abitanti di Tortona che hanno dovuto sigillare persino le finestre. Quest’area è già messa a durissima prova, ci rendiamo conto di cosa potrebbe rappresentare una discarica di 700mila tonnellate in cemento amianto a due passi dalla raffineria? Le parole non rendono l’idea, si tratta di un’area vastissima, ripeto, 700 mila tonnellate, come 20 campi di calcio. Provate a immaginare: 20 campi di calcio”

 

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