“Mio padre è stato condannato a morte. Chiedo giustizia”, dichiara Silvio Pagliano, figlio di Giovanni, operaio presso lo stabilimento Eternit di Cavagnolo.

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“Dopo tutti questi anni di attesa mi sento preso in giro. Mi sembra assurdo che Stephan Schmidheiny continui a farla franca. Sono passati 33 anni da quando mio padre è venuto a mancare e non passa giorno in cui io non ci penso. Mio padre era un gran lavoratore, con il suo impiego manteneva tutta noi, sempre con grande dignità.

Se ripenso agli anni della malattia riaffiorano in me brutti ricordi, dal primo campanello d’allarme alla diagnosi della patologia.

Nel ’76, all’età di 64 anni, mio padre andò in pensione e cominciò a dedicarsi a quelli che sono sempre stati i suoi hobby, e fu proprio durante queste attività che si accorge che qualcosa non andava. Si sentiva sempre affaticato e sembrava gli mancasse il fiato.

Ma mai e poi mai avremmo immaginato di trovarci di fronte ad una condanna a morte.

Dopo vari controlli ed analisi a mio padre viene diagnosticata l’asbestosi, riconducibile all’esposizione ad amianto. Lui infatti, per 21 anni, ha lavorato a contatto con questa fibra killer presso lo stabilimento Eternit di Cavagnolo. Lui in primis ma anche tutti noi eravamo ignari delle conseguenze. Ora però che ci penso bene mi viene in mente un dettaglio raccontatomi da mia madre. Mi diceva sempre che quando passava a salutare mio papà in fabbrica, durante il lavoro, faceva difficoltà a riconoscerlo a causa della quantità di polvere che aveva indosso…era completamente bianco! E, ovviamente, non utilizzavano alcuna protezione, nessuna mascherina e nessuna tuta particolare.

Io non credo che Stephan Schmidheiny non conoscesse i rischi per la salute dei suoi dipendenti, ma penso che in queste circostanze il denaro fà da padrone e che la vita di mio padre, così come quella dei suoi colleghi, sia stata messa in secondo piano rispetto al profitto.

Voglio ancora credere nella giustizia e grazie all’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, intendo continuare a combattere per portare alto il nome di mio padre e di tutte le altre vittime “incolpevoli” causate dall’amianto”

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