Il mesotelioma si combatte soprattutto con la prevenzione
Lo dimostra il caso di Antonio Dal Cin, affetto da asbestosi

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Prevenzione Mesotelioma

La prevenzione. Che cos’è? Sembra la domanda che si pongono molti di coloro che lavorano nella sanità pubblica, gli stessi che fino al 1992, anno di entrata in vigore della L. 257, sono stati muti, ciechi e sordi sulle capacità fibrogene e cancerogene dell’amianto che già cominciava a mietere migliaia di vittime (tanto che l’Italia è stato il maggior produttore di amianto in Europa, secondo solo alla Russia).

La prevenzione imporrebbe di evitare altre esposizioni e con esse future malattie e decessi, ma si sa, siamo in Italia, e allora, dopo aver festeggiato le nozze d’argento della L. 257/1992, siamo ancora lì, fermi al palo, e queste fibre, che ancora vengono respirate e ingerite, continuano a innescare altre patologie.

Che fare? Soprattutto per coloro che hanno già inalato queste fibre e per di più per coloro che, come il povero Antonio Dal Cin, lottano tra la vita e la morte, affetti da asbestosi, che non è un cancro ma che uccide ugualmente.

Ci vorrebbe una più efficace sorveglianza sanitaria, in favore di chi è stato esposto ad amianto, ma purtroppo, soprattutto dopo il pensionamento, tale strumento di prevenzione secondaria è ancora sviluppato a macchia di leopardo, in Italia, nonostante l’articolo 259 del D.L.vo 81/2008 ne fa una imposizione a carico delle ASL.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha dovuto, altresì, constatare dei ritardi diagnostici, specialmente per casi di mesotelioma, originariamente curati come se fossero delle fibrosi (come nei casi dei sig. Posarelli Romano e Grizi Elio)

In alcuni casi anche due anni di ritardo.

La rilevanza del ritardo.

Riguardo ai tassi di sopravvivenza correlati allo stadio non vi sono ampie statistiche epidemiologiche. Secondo l’Office for National Statistics (Cancer Survival in England: patients diagnosed between 2010 and 2014 and follone up to 2015) britannico in caso di malattia localizzata il 35% dei pazienti sopravvivono oltre un anno dalla diagnosi e il 5% oltre cinque anni. In caso di mesotelioma pleurico non localizzato il 15% dei pazienti sopravvive almeno un anno e solo nell’1% dei pazienti la sopravvivenza raggiunge cinque anni. L’American Cancer Society riporta i seguenti valori medi di sopravvivenza (calcolati sulla base di casistiche internazionali comprendenti pazienti affetti da mesotelioma trattati chirurgicamente nel periodo 1995-2009) distinti in base allo stadio, con una sopravvivenza media di 21 mesi se il mesotelioma è al primo stadio ed una sopravvivenza media pari a 12 mesi se il tumore è al IV stadio.

I dati statunitensi sono stati superati dai più recenti pattern riportati in Letteratura, secondo cui vi è un aumento della sopravvivenza (Weiquan Zhang, Xinshu Wu et al. Advances in the diagnosis, treatment and prognosis of malignant
pleural mesothelioma. Ann Transl Med. 2015 Aug; 3(13): 182.). Nello studio di J. Faig (J. Faig, S. Howard, et al. Changing Pattern in Malignant Mesothelioma Survival, Transl Oncol 2015;
8(1): 35-39) sono analizzati 380 casi di mesotelioma, diagnosticati dal 1992 al 2012, la percentuale di sopravvivenza a 1, 3, 5 e 10 anni era pari rispettivamente al 73,1%, 22,9%, 12% e 4,7%.

Pubblicazioni ancora più recenti indicano percentuali del 15% per una sopravvivenza a 5 anni (Wolf AS, Flores RM. Current Treatment of Mesothelioma: Extrapleural Pneumonectomy Versus
Pleurectomy/Decortication. Thorac Surg Clin. 2016 Aug;26(3):359-75).

 Su questa base, l’Osservatorio Nazionale Amianto ha attivato una campagna di sensibilizzazione delle AASSLL e delle Regioni, perché si attivi una sorveglianza sanitaria più efficace e più efficiente. La situazione è particolarmente drammatica in Sicilia per il fatto che la Giunta Regionale ha deciso di non dare applicazione alla Legge Gianni, tanto è vero che ciò è stato oggetto di discussione nel recente incontro che l’associazione ha avuto con il sottosegretario, On.le Davide Faraone.

 ‘Come è possibile tutto ciò?’ si chiede l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto ‘Ed è per questo – continua – che abbiamo avviato un dipartimento ONA malasanità e una sezione di questo notiziario specifica, ma non basta, perché occorre dare, a coloro che sono stati contaminati e ancora di più a coloro che hanno l’asbestosi, la possibilità di cercare di arrestare la progressione della malattia e/o la sua degenerazione in patologia neoplastica (mesotelioma, cancro polmonare e altre neoplasie, che sono la logica conseguenza della presenza di fibre all’interno degli organi del corpo umano, per le capacità che ha altresì l’infiammazione di alimentare il cancro). Come dare un segnale di speranza?’ – conclude l’Avv. Ezio Bonanni.

Ecco, allora, la scienza in campo, per mappare e bonificare, per affinare i trattamenti sanitari e curare nel modo migliore possibile, come fa l’associazione, anche grazie all’impegno dei medici volontari, e anche di coloro che danno una parola di conforto a questi sventurati.

Anche coloro che hanno l’asbestosi, come il povero Antonio Dal Cin, sono in serio pericolo di vita, non solo perché è essa stessa una malattia mortale, sicuramente altamente invalidante, ma anche perché in molti casi – ce lo insegna l’epidemiologia – la malattia può pure portare ad una evoluzione del mesotelioma, ed allora che fare nel frattempo? Sicuramente una vita sana: evitare le altre esposizioni ad amianto e cancerogene in generale, fare movimento, alimentazione sana, supporto psicologico, e terapia antiossidanti e vitaminiche.

Ne è un’esperienza quella di Antonio Dal Cin, coordinatore nazionale ONA, il quale ribadisce che è stato proprio il protocollo ONA, e gli importanti consigli del Prof. Luciano Mutti, ad avergli nel frattempo permesso di migliorare la sintomatologia, in particolare con un cocktail di fluidificanti, antiossidanti e vitamine “Il killer amianto sembra essere stato in parte disinnescato. Gli esami dimostrano che, per fortuna, l’asbestosi ancora non si è trasformata in cancro e in particolare in mesotelioma. Questa è la prova che anche chi ha l’asbestosi ha la possibilità di continuare a vivere seppure con gravi conseguenze invalidanti, come è successo a me, che però non mi dò per vinto e continuo a lottare perché la vita umana è sacra, e vorrei evitare che anche altri esseri umani siano costretti a vivere la mia triste sorte. Sapere di dover morire per asbesto, perché altri hanno deciso che tu debba morire, perché ti hanno lasciato esposto ad amianto è qualcosa di veramente vergognoso e inaccettabile. Per questo combatto, lotto per la vita, contro la morte, contro l’amianto, si può e si deve” – dichiara il Sig. Antonio Dal Cin, eroico ex finanziere, malato di asbestosi e coordinatore nazionale di ONA ONLUS.

 

 

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