Mesotelioma pleurico nella Marina Militare.
I familiari di Salvatore Arcieri trascinano la Marina Militare in Tribunale: udienza il prossimo 7 giugno 2018

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Salvatore Arcieri, altra vittima dell’amianto

Mesotelioma pleurico: questo è il cancro che ha provocato la morte di Salvatore Arcieri, Arturo per gli amici e familiari. 68 anni, ancora giovane e desideroso di vivere. Voleva vivere Salvatore ma l’amianto se l’è portato via. Ora che la Marina Militare ha rigettato la domanda di riconscimento di vittima del dovere, l’Avv. Ezio Bonanni ha impugnato la decisione al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio e ha iniziato una causa presso il Tribunale di Siracusa, giudice del Lavoro con udienza fissata per il prossimo 7 giugno 2018 (proc 1451/2017. Giudice: Dott. Pittera). Non si danno per vinti i familiari e l’ONA che da tempo hanno portato alla luce il rischio amianto in Marina Militare che si unisce a quello di altri agenti patogeni e cancerogeni, come l’uranio impoverito, ed un programma di vaccini che, deprimendo il sistema immunitario, ha provocato un vero e proprio fenomeno epidemico di patologie degenerative e tumorali; una vera e propria strage tutt’ora in corso, come dimostra il recente rapporto.

Quello della mancanza di sicurezza delle forze armate è un tema caldo per l’ONA che non si da per vinta ed ora le sue tesi sono avvalorate dai risultati della Commissione di Inchiesta. 

A pag. 18 della stessa relazione si legge: “Secondo quanto comunicato dalla difesa, si sarebbero verificati 126 casi di mesotelioma; dai casi raccolti dalla Procura della Repubblica di Padova le malattie asbesto correlate a carico di dipendenti della Marina Militare sono state 1101, di cui 570 mesoteliomi pleurici”.

A parlarne, accorata, è Laura Arcieri che, a seguito del decesso del padre, avvenuto nel 2009,  ha intrapreso una battaglia legale, penale e civile, con l’assistenza dell’ONA, l’Osservatorio Nazionale Amianto.

“Ho visto mio padre sempre più debilitato a causa di una malattia terribile. I suoi polmoni si riempivano di acqua, che veniva aspirata ma si riformava continuamente. Mio padre era diventato anoressico. Non mangiava ma restava un uomo forte, anche nella malattia. Vederlo deperire giorno per giorno è stata una sofferenza difficile da accettare, che ci portiamo ancora dentro”.

Salvatore Arcieri era un motorista esperto, ben voluto, perbene. Dopo il servizio militare, rimase imbarcato, a lavorare, purtroppo proprio nella corvetta Milito, una delle navi attualmente inserite nella black list della Marina per la forte presenza di amianto. Successivamente passò alla corvetta Chimera, poi fu congedato e lavorò anche nella zona industriale di Siracusa. Un uomo ricercato per l’esperienza nel suo lavoro, che purtroppo gli costò cara, ovvero la perdita della sua stessa vita, a decenni di distanza.

“Il carteggio riservatissimo recentemente reso pubblico dall’Osservatorio Nazionale Amianto e pubblicato sul nostro Notiziario dimostra che la Marina Militare era a conoscenza del rischio amianto almeno dal 1969. Ciò nonostante fino ai tempi più recenti l’amianto è stato presente nelle installazioni a terra e sulle unità navali della Marina Militare. L’ONA contesta il mancato accredito delle prestazioni di vittima del dovere ai familiari del sig. Arcieri. Ed è per questo che ho iniziato ben due cause civili: una al TAR ed una al Tribunale del Lavoro”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente Osservatorio Nazionale Amianto.

Il caso di Salvatore Arcieri, come quello di Michelangelo Blanco, morto per esposizione ad amianto presumibilmente contratta sul luogo di lavoro, ovvero l’ufficio elettorale del Comune di Siracusa (per entrambe le morti sono in corso delle battaglie legali con l’assistenza dell’ONA), sono casi emblematici di morti premature che si potevano evitare, con una seria sensibilizzazione e presa di coscienza del rischio amianto. Perché di amianto SI MUORE. L’amianto e’ tuttora presente in tantissimi edifici pubblici e privati. Se non si interviene SUBITO esso continuerà a mietere vittime ed avere terribili conseguenze in termini di nuovi ammalati e decessi. È dunque un’emergenza sociale, oltre che sanitaria e giudiziaria. Molta strada ci attende, ma l’obiettivo è la totale rimozione del rischio amianto, specialmente nel devastato territorio siciliano. Continueremo la battaglia. Dobbiamo farlo per Salvatore, per Michelangelo, per le tante vittime, morti ed ammalati a causa del cancro killer. Che almeno la loro testimonianza possa servire ad evitare altro dolore ed altra sofferenza.

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