Embargo contro quei paesi che continuano a utilizzare l’amianto.
Misura richiesta dall’Osservatorio Nazionale Amianto e dall’Avv. Ezio Bonanni, Presidente Nazionale.

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Amianto

AmiantoOMS: più di 100.000 decessi ogni anno per l’amianto, per i soli mesoteliomi e cancri polmonari.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha richiamato tutti sul rischio amianto. Per eliminare le malattie amianto-correlate è necessario interromperne l’uso in quei paesi che non l’hanno ancora messo al bando ed evitare ogni forma di esposizione, anche nel corso della rimozione e bonifica; realizzare la diagnosi precoce, il trattamento e la riabilitazione delle vittime.

È questa la ricetta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che detta programmi nazionali per l’eliminazione delle patologie asbesto-correlate e la salute dei lavoratori.

Nel 2004, il cancro polmonare, il mesotelioma e l’asbestosi hanno provocato più di 107.000 morti e centinaia di migliaia di malati e, in Italia, almeno 6.000 decessi, così a salire negli anni successivi come recentemente messo in evidenza nel corso della conferenza stampa di presentazione del II Rapporto Mesoteliomi di ONA Onlus.

Le misure dell’OMS, organismo delle Nazioni Unite, non sono sufficienti per mettere fine a questa strage. Le esortazioni sono infatti timide ed inefficaci, occorre un embargo globale contro gli Stati canaglia, che fondano il loro sviluppo economico sulla concorrenza sleale e su prodotti con amianto, di pessima qualità e dannosi per la salute umana: è questa la ricetta dell’Osservatorio Nazionale Amianto che verrà inoltrata direttamente alle Nazioni Unite attraverso delegati presenti nello stato di New York, città presso la quale l’organismo ha la sua sede.

Le tesi dell’ONA hanno trovato autorevole conferma proprio nel massimo organismo internazionale di tutela della salute umana che, in riferimento al rischio amianto, afferma la necessità:

  • interrompere l’uso di tutti i tipi di amianto da parte dei paesi che ancora non lo hanno posto al bando;

 

  • sostituire i materiali di amianto con altri non dannosi per la salute umana;

 

  • utilizzo delle migliori misure cautelari in caso di presenza di amianto e/o nel corso della sua rimozione;

 

  • migliorare la diagnosi precoce, il trattamento, la riabilitazione sociale e medica delle malattie legate all’amianto e creando registri di persone con esposizioni passate e / o correnti all’amianto.

 

L’Oms ha chiaro il quadro del massiccio utilizzo dei materiali di amianto nei diversi settori e quindi quanto sia incipiente il rischio per la salute umana, che va ben oltre le principali forme di minerali (in particolare il crisotilo – amianto bianco, oppure gli anfiboli – crocidolite, amianto blu, amosite, amianto verde, actinolite, antofillite e tremolite).

Tutte le forme di amianto sono cancerogene per gli esseri umani, ivi compreso il crisotilo, tant’è vero che finalmente anche il Canada , uno dei maggiori produttori (che però negli ultimi tempi si era dovuto limitare all’esportazione), ha buttato la spugna e quindi ha dismesso tutte le attività di estrazione e produzione di crisotilo.

L’esposizione all’amianto, compreso il crisotilo, provoca cancro del polmone, della laringe e delle ovaie e anche del mesotelioma (cancro pleurico e peritoneale), cancro alle ovaie e al colon retto. L’esposizione all’amianto è anche responsabile di altre malattie come l’asbestosi (fibrosi dei polmoni) e le placche, l’ispessimento e l’effusione nella pleura.

Circa la metà delle morti da cancro professionale è stimata essere causata da amianto. Inoltre, si stima che diverse migliaia di decessi annualmente possano essere attribuiti all’esposizione all’amianto in casa.

Inoltre, c’è il potenziamento degli effetti tra amianto e fumo di sigaretta, quindi con effetto moltiplicativo di casi di cancro polmonare tra i fumatori esposti ad amianto (Boffetta), ed un potenziamento indotto anche dai metalli pesanti, tra cui il ferro.

La risoluzione 58.22 dell’Assemblea mondiale sulla prevenzione del cancro ha sollecitato gli Stati membri a prestare particolare attenzione per i tumori, attraverso la prevenzione primaria nei luoghi di vita e di lavoro, confermando la bontà del programma dell’ONA, centrato sulla prevenzione primaria, che l’Avv. Ezio Bonanni ha enfatizzato nel corso di diverse conferenze, tra cui anche quelle tenute negli Stati Uniti (Burligton, 2011, New York, 2011, Burlington, 2014).

Con la risoluzione 60.26, l’Assemblea mondiale della sanità ha chiesto all’OMS di elaborare e realizzare la campagna globale per l’eliminazione delle malattie legate all’amianto “… tenendo conto di un approccio differenziato per regolare le sue varie forme – in linea con gli strumenti giuridici internazionali pertinenti e le ultime prove Per interventi efficaci … “. Gli interventi a basso costo per la prevenzione delle malattie polmonari occupazionali dall’esposizione all’amianto sono tra le opzioni politiche per l’attuazione del ” Piano d’azione globale per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili” (2013-2020), come approvato dalla sesta Assemblea in risoluzione WHA66.10 nel 2013.

La censura più rilevante è rivolta ai paesi che ancora utilizzano il crisotilo e l’amianto in generale: si tratta di un’iniziativa timida ed inefficace perché gli Stati canaglia continuano ad utilizzare l’amianto senza alcuna precauzione per i lavoratori, si pensi alla Cina, al Kazakhstan, all’India e altri Stati. Occorrerebbe un embargo commerciale nei confronti di questi Stati ed evitare le importazione, così da evitare rischi per prodotti contaminati e soprattutto costituire un deterrente che colpisca il portafoglio di quelli che sono veri e propri criminali, animati dalla lobby dell’amianto, che privilegia il profitto alla salute umana” dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’eliminazione delle malattie correlate all’amianto è particolarmente mirata ai paesi che ancora usano l’amianto crisotilo, oltre all’assistenza in relazione alle esposizioni derivanti dall’uso storico di tutte le forme di amianto.

L’Oms, in collaborazione con l’Organizzazione internazionale del lavoro e con altre organizzazioni intergovernative e la società civile, tengono delle iniziative del tutto velleitarie.

Inoltre, anche gli esiti della Convenzione di Rotterdam sono molto lacunosi.

Infatti, nell’articolo apparso su Quotidiano Sanità vengono messe in evidenza tre criticità:

Il primo ostacolo riguarda decisioni politiche nel contesto dell’incertezza scientifica. Ad esempio, il rappresentante di un paese, secondo quanto riportato dall’Oms, ha sostenuto che non esistono dati scientifici sufficienti per sostenere l’amianto nell’ambito della convenzione di Rotterdam. Questa obiezione secondo l’Oms riflette una mancanza di comprensione delle complessità del processo scientifico e della variabilità intrinseca di fattori che contribuiscono al rapporto tra esposizioni tossiche ed effetti delle malattie. Ci sono piccole differenze nei risultati di studi osservazionali sugli effetti dell’esposizione all’amianto. Questi sono il risultato di complesse interazioni tra l’esposizione di amianto e fattori genetici, ambientali e sociali. La ricerca pubblicata in questo campo include studi condotti da laboratori che potrebbero avere un conflitto di interesse con l’industria dell’amianto. Questo complica ogni valutazione delle prove scientifiche. In pratica, una combinazione di diverse categorie di prove viene utilizzata per raggiungere decisioni politiche che proteggono le persone più vulnerabili. Il requisito proposto di consenso informato per l’uso del crisotile, aggiunge l’Oms, è basato su prove coerenti e affidabili da numerosi studi empirici e meccanici condotti da scienziati indipendenti.

Il secondo ostacolo è il ruolo delle valutazioni alternative nella selezione di materiali più sicuri utilizzati nei prodotti di consumo. Ad esempio, almeno due rappresentanti di paesi che si oppongono alla regolamentazione internazionale degli amianto-crisotili sostengono che materiali alternativi non sono stati sufficientemente testati per confrontare i rischi con la salute umana e con l’ambiente. Inoltre, è stato affermato che manca l’assistenza tecnica per i paesi che desiderano eliminare l’uso dell’amianto e sostituirlo con alternative più sicure. I metodi scientifici sviluppati per affrontare questo problema – inclusa la valutazione del ciclo di vita dei materiali e l’equivalenza funzionale – stanno lottando per fare confronti su caratteristiche molto diverse e potenziali impatti sulla salute e sull’ambiente. I metodi di valutazione devono anche confrontare una gamma di endpoint plausibili della malattia. Sebbene esistano legittime questioni scientifiche da risolvere con valutazioni alternative, queste non costituiscono, nel caso dell’amianto, motivi di bloccaggio delle procedure politiche che richiedono semplicemente il consenso informato. L’inclusione dell’amianto nell’ambito della Convenzione di Rotterdam aumenterebbe il ritmo della ricerca per scoprire materiali alternativi più sicuri e la loro adozione da parte delle industrie chiave.

Il terzo ostacolo nella traduzione delle prove scientifiche nella politica di prevenzione delle malattie, è la necessità di riconoscere i compromessi tra la sanità pubblica, lo sviluppo industriale, l’avanzamento economico, l’occupazione e l’autonomia politica. I rappresentanti dei paesi che si oppongono all’elenco dell’amianto sotto la Convenzione di Rotterdam riconoscono che questa inclusione non implica un divieto di produzione, ma sostengono che avrebbe un impatto negativo sul commercio internazionale e contribuirebbe alla disoccupazione. Senza il consenso politico, i regolamenti possono essere inefficaci poiché i detrattori identificano e utilizzano scappatoie e negoziazioni di backdoor per aggirare la politica internazionale. Ciò è avvenuto, ad esempio, con i rifiuti elettronici tossici e la Convenzione di Basilea per il controllo dei movimenti transfrontalieri e lo smaltimento di rifiuti pericolosi. Tuttavia, i paesi in via di avanzamento riescono a sopportare la pressione per proteggere gli interessi economici a scapito della salute pubblica. Ciò è esemplificato, conclude, dall’attuazione dei regolamenti più sicuri dei prodotti di consumo della California dopo cinque anni di osservazione e dibattito che riguardano questi compromessi.

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