Antonio Dal Cin: “Le fibre di amianto viaggiano sui vagoni delle Ferrovie dello Stato”

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Dal Cin
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 Antonio Dal Cin, coordinatore nazionale ONA, ex militare delle Fiamme Gialle, indomito nonostante l’asbestosi pleurica, trova la forza in questa torrida estate per vincere anche la dispnea ed affanno, dovuti alle fibre killer di amianto, che gli hanno reso i polmoni più duri del cemento, e quindi flagellato il cuore (cuore polmonare).

L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, e legale di molte vittime per amianto tra i dipendenti delle Ferrovie dello Stato, e loro familiari, ha lanciato e continua a lanciare l’allarme, per l’alto numero di casi di mesotelioma, cancro al polmone e agli altri organi delle vie aeree e per patologie fibrotiche, tra coloro che hanno lavorato nel settore dei rotabili ferroviari.

Lo ricorda, Antonio, quando legittimamente si chiede come sia possibile che l’Amministrazione Guardia di Finanza non fosse a conoscenza dei “vagoni della morte” lasciati in sosta su binari tronchi ed esposti alle intemperie, anche nei pressi della Dogana di Fernetti (TS) – Sezione doganale di Prosecco (TS), a breve distanza dall’allora Brigata, odierna Compagnia della Guardia di Finanza di Prosecco (TS).

Presa visione delRapporto Informativo redatto nei suoi confronti dalla Guardia di Finanza di Prosecco (TS), e quindi richiama l’attenzione, non solo delle Ferrovie dello Stato, ma anche la Guardia di Finanza, sul rischio amianto.

Questi vagoni ferroviari sono sopravvissuti a coloro che vi hanno lavorato all’interno, perché le fibre di amianto che vi si sono sprigionate hanno ucciso con il mesotelioma, il cancro polmonare, il cancro alla laringe, il cancro alla faringe, il cancro al fegato, il cancro al colon retto, alle ovaie, oltre alle asbestosi e placche pleuriche. Niente e nessuno sono stati risparmiati da questo killer, ed Antonio dal Cin è uno degli ultimi che ancora resiste, riconosciuta la sua patologia come causa di servizio, e in attesa che venga definita la procedura di riconoscimento di vittima del dovere.

Ha due figli piccoli, Antonio, il piccolo Matteo di 4 anni, Anna di 10 anni, ed è ancora giovanissima anche la moglie, la sig.ra Monica, e spera di non lasciarli così in tenera età e la vedova inconsolabile.

Era appena nato Matteo, e già il padre era in gravi condizioni di salute, poi le cure del Prof. Luciano Mutti, del dipartimento ONA di Ricerca e Cura del Mesotelioma, hanno fin ora evitato che l’ asbestosi si trasformi in mesotelioma o in altro cancro mortale e quindi Antonio lotta, è Davide contro Golia, perché le fibre di amianto, anche se invisibili all’occhio nudo bucano i polmoni e arrivano alla pleura e scatenano quel terribile cancro che è il mesotelioma.

Eppure la presenza di questi vagoni ferroviari, veri e propri “untori di morte”, ha costituito delle vere e proprie violazioni poste in essere da parte delle Ferrovie dello Stato, comprovate dai sequestri operati dalla magistratura su tutto il territorio nazionale.

Dunque, non può essere revocato in dubbio che in molte stazioni ferroviarie del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, hanno sostato dei convogli carichi di amianto, in attesa di essere inviati verso i Paesi dell’Est Europa in violazione della Legge 257/92.

Infatti, il 23 maggio 1994 esplode la “bomba amianto” tra le Stazioni FF. SS. di Camposampiero (PD), Gorizia, Prosecco (TS) e Villa Opicina (TS) su ordine dell’allora Sostituto Procuratore della Repubblica di Padova Dott. Angelo Risi, vengono sequestrate un centinaio di carrozze “avvelenate”, e dirette alle ferrovie Ucraine e Bulgare, vista l’ipotesi di un trasporto illegale di quei vagoni all’estero, vietato in Italia dalla Legge 257 del 1992″.

Occorre anche precisare che diversi vagoni ferroviari sono stati decoibentati presso il sito Isochimica di Avellino, per poi essere trasferiti anche in Veneto e lo conferma la Sentenza della Corte dei Conti – Sezione Giurisdizionale per la Regione Veneto, n°934/08, che peraltro ha accolto le domande di prepensionamento dei dipendenti delle Ferrovie dello Stato ed attesta che effettivamente le carrozze ferroviarie lavorate ad Avellino erano contaminate di amianto ed i ferrovieri nel Veneto rimanevano esposti oltre le 100 ff/ll, così da aver diritto al prepensionamento.

Per quanto sopra, Dal Cin ribadisce fortemente che questi vagoni ferroviari carichi di amianto sono stati dei veri e propri “untori di morte”, perché hanno percorso in lungo e in largo per l’Italia, costituendo una vera e propria minaccia per la salute dei cittadini e la salubrità dell’ambiente.

Questo è inaccettabile ed è il motivo per cui ha doverosamente inoltrato un esposto alla Procura della Repubblica di Torino, all’attenzione del Procuratore Guariniello, e alla Procura della Repubblica di Avellino all’attenzione del Procuratore Dott. Cantelmo.

In seguito ad indagini difensive, l’Avv. Ezio Bonanni ha acquisito un documento che prova ulteriormente la presenza di rotabili con amianto nel sito di Prosecco (TS), dove Antonio Dal Cin ha esperito attività di servizio circondato dall’eternit, e da cui si evince chiaramente che nel marzo del 1996 le Ferrovie dello Stato, ammettono e documentarono (Tavola n 4 alla voce “Rotabili con amianto nel Friuli Venezia Giulia) “la presenza di n°44 rotabili accumulati presso la Stazione di Prosecco, Comune di Sgonico (TS), con il primato per numero di rotabili per il sito in argomento, come altresì confermato nel Piano di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto (art. 10 L. 27 marzo 1992, n°257 e D.P.R. 08 agosto 1994), in relazione al Piano amianto per la Regione Friuli-Venezia Giulia, predisposto ai sensi dell’art. 1 del D.P.R. 8 agosto 1994, istituito ai fini della difesa dai pericoli dell’amianto, e composto da un elaborato e da sette allegati tecnici, che ne fanno parte integrale, predisposto dalla Direzione Regionale dell’Ambiente, acquisendo il concerto della Direzione Regionale della Pianificazione.

Antonio Dal Cin, oggi gravemente malato, ha continuato a lavorare senza essere informato sul rischio morbigeno per esposizione all’amianto e senza essere tutelato con idonei mezzi e strumenti. La Guardia di Finanza non gli ha fornito alcuna protezione individuale, volta a ridurre al minimo sostenibile le probabilità di un danno conseguente a malattie professionali e non ha verificato periodicamente la salubrità dell’ambiente lavorativo, nel rispetto dei principi di tutela del lavoro e della salute (artt. 3, 4, 32, 35 e 36 Cost.), quale bene primario che assurge a diritto fondamentale della persona ed impone una piena ed esaustiva tutela delle condizioni di vita, di ambiente e di lavoro”. E’ assurdo che le gerarchie superiori della Guardia di Finanza non sono a conoscenza di quanto sopra decritto. Respiriamo per vivere, non per morire.

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