“Guarda che bel pezzo di… Amianto ”.
Continuano le segnalazioni da parte dei siciliani.

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Amianto

Amianto“Se Giovanni Falcone e Paolo Borsellino fossero stati ancora in vita molto probabilmente avrebbero investigato sull’amianto, che costituisce il nuovo fil rouge della criminalità organizzata di quelle “menti raffinatissime” cui facevano riferimento i due compianti e valorosi magistrati. Infatti, quelli dell’amianto sono crimini di Stato. Lo Stato Italiano per anni ha ritardato il recepimento della direttiva 477/83/CEE, tant’è vero che la Corte di Giustizia, nel definire la procedura di infrazione 240/1989, ha condannato la Repubblica Italiana, che perciò, per effetto di tale pronuncia ha dovuto recepire la direttiva e adottare le prime misure di salvaguardia specifica rispetto al rischio amianto (D.Lgs 277/1991), salvo poi mettere al bando il minerale killer, di cui è stata il maggiore produttore e utilizzatore europeo, secondo solo alla URSS”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

“Lo Stato Italiano è stato ed è il maggior colpevole di questa vera e propria carneficina, strage silenziosa di uomini e donne, giovani, anziani e bambini, perché ha tardato la messa al bando, non ha vigilato sul suo utilizzo (si pensi alle scuole) e perché le imprese di Stato sono stati i maggiori utilizzatori di amianto e hanno violato le regole cautelari in danno dei lavoratori e dei cittadini tutti” prosegue il Sig. Calogero Vicario, coordinatore ONA Onlus in Sicilia.

“È proprio sul suolo siciliano che l’associazione combatte una delle più cruente battaglie di legalità e giustizia contro uno stato colonizzatore e assassino” dichiarano alcune vedove di vittime dell’amianto, vestite di nero e con gli occhi pieni di lacrime, che chiedono l’anonimato.

Sono le vedove coraggio, le mogli di queste vittime inermi ormai assassinate e che attendono ancora giustizia.

Che cosa fa lo Stato? Che cosa fa la Regione Siciliana e cosa fanno le altre regioni in Italia? Se lo chiede Rosalia, la giovane orfana di un lavoratore che ora, nonostante la sua giovanissima età, ha il viso scavato, gli occhi pieni di lacrime, è magra e smunta, però combattiva nel suo essere pelle e ossa e le lacrime che solcano il suo viso.

Dobbiamo combattere perché vittime non siano morte invano: paradossalmente, la loro morte deve essere la salvezza della vita per altri incolpevoli e inermi lavoratori, inconsapevoli del fatto che le fibre di amianto possono perforare i loro polmoni, giungere alla pleura e scatenare il mesotelioma.

È sufficiente richiamare un caso emblematico: lastre di eternit in pessimo stato di conservazione, con tagli e lacerazioni evidenti anche ad occhio nudo, giacciono, parrebbe da oltre tre mesi, sul ciglio di una strada al centro città, a Siracusa in via Vanvitelli, all’altezza del numero civico 68.

Lascia pensare come nel 2017 possa ancora trovarsi dell’amianto abbandonato in una strada molto trafficata, di un quartiere densamente popolato. La situazione appare più paradossale in quanto il mucchietto giace accanto a dei cassonetti, per cui sembra incredibile che sia stato lasciato per tanto tempo su strada, ad inquinare il suolo e le persone. Nel cortile immediatamente adiacente, poi, e’ verosimile che possano giocare dei bambini.

“Nonostante i tanti passi fatti in avanti per sensibilizzare l’opinione pubblica e le Amministrazioni sul problema dell’amianto, particolarmente significativo nella Regione Sicilia, l’obiettivo della totale rimozione dell’amianto presente in edifici pubblici e privati e del corretto smaltimento e bonifica delle zone interessate, appaiono ad oggi lontani”, dichiara Carmen Perricone, Corrispondente ONA Sicilia.

Interviene anche l’On.le Pippo Gianni “Sono molto amareggiato per tutta questa situazione. La gente continua a morire e chi dovrebbe tutelarci non lo fa. L’amianto è come la Dea Fortuna, Bendata, e può colpire chiunque. L’unico strumento a nostra disposizione è la prevenzione primaria che può esser fatta grazie alla Legge 10 del 2014, da me ideata predisposta e fatta approvare in Assemblea Regionale Siciliana, che prevede il coinvolgimento dei comuni, primi attori, in quanto devono monitorare e raccogliere l’amianto per portarlo a discarica per essere inertizzato. I comuni più attivi, attraverso la Legge, hanno una premialità. La legge prevede, inoltre, che l’ospedale Muscatello di Augusta diventi centro di riferimento regionale per il monitoraggio, prevenzione, diagnosi e cura per le malattie amianto e asbesto correlate”.

Ciò porta a raddoppiare l’impegno, specialmente in quelle città in cui la macchina amministrativa appare lenta nell’individuazione e nella risoluzione dei problemi legati all’amianto, come Siracusa, in cui il piano comunale dell’amianto, ancorché approvato, risulta non esecutivo.

E ciò rimanda ad un problema a monte, ovvero la necessità di finanziare la legge regionale, esistente ma svuotata delle necessarie risorse finanziarie.

Per il mucchio di amianto di via Vanvitelli, nonché per la baracca di viale Santa Panagia, con pericolante copertura in amianto, entrambe poste al centro della città, si sollecita l’Amministrazione di Siracusa ad intervenire tempestivamente, per evitare il protrarsi di un pericolo evidente per la salute e per l’ambiente.  

“Bisogna affermare la sacralità della vita umana e quindi ripudiare la somministrazione delle fibre di amianto, anche quando avviene con materiali abbandonati, che invece dovrebbero essere immediatamente recuperati per evitare le esposizioni morbigene che potrebbero causare dei decessi o quantomeno gravi malattie, in Sicilia come nel resto d’Italia. Infatti, non capisco questo malcostume di abbandonare amianto ai bordi della strada e ancora di più quello degli enti pubblici, che non fanno nulla per rimuovere immediatamente questo materiale killer.

Ne so qualcosa io, che dopo aver contratto l’asbestosi pleurica debbo sottopormi giorno dopo giorno a controlli medici e somministrazione di farmaci e il buon Dio ha voluto io ancora non abbia contratto il mesotelioma, ed anzi ringrazio il Prof. Luciano Mutti e altri sanitari che mi hanno prescritto delle terapie che si stanno rivelando efficaci perché mi hanno permesso di migliorare un po’ il mio gravissimo stato di salute e di sopravvivere almeno fino ad oggi e poter continuare la mia battaglia contro l’amianto al fianco dell’Avv. Ezio Bonanni e delle altre vittime”, dichiara il Sig. Antonio Dal Cin, coordinatore nazionale di ONA Onlus, finanziere coraggioso, vittima dell’amianto che trova il coraggio di combattere l’amianto per limitare il numero della strage da amianto.

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