Amianto e acqua potabile: in Umbria come nel resto d’Italia.
Segnalazioni di casi di mesotelioma e altre patologie tumorali che si sospettano siano causate dall’ingestione di acqua potabile con fibre di amianto.

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L’Osservatorio Nazionale Amianto informa di aver ricevuto numerose segnalazioni di patologie tumorali, tra cui anche mesoteliomi peritoneali, che si sospetta abbiano origine dall’ingestione di acqua potabile con presenza di amianto.

“È necessario quindi sostituire tutte le tubature che ancora sono in amianto ovvero in materiali contenenti amianto, tanto più nelle zone sismiche del paese, come per esempio l’Umbria, le Marche, l’Abruzzo, la Calabria, ma penso anche ad altre zone e territori, per evitare che ci sia ingestione di fibre capaci di causare l’insorgenza di mesoteliomi peritoneali e altre patologie” dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Tra l’altro, rinnovare il sistema della tubazione togliendo le vecchie tubature in amianto farebbe risparmiare anche molta acqua, che è un bene prezioso. Infatti, in media circa il 50% dell’acqua si perde per vetustà delle tubature e poi si deve tener conto anche del fatto che con i cambiamenti climatici ci sarà sempre meno acqua con un prolungamento delle aspettative di vita che renderanno ancora più probabile l’aumento di casi di patologie asbesto correlate per via dell’ingestione delle fibre.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, per voce del presidente, Avv. Ezio Bonanni, e del Dott. Niccolò Francesconi, esperto in criminologia clinica e coordinatore ONA Umbria, chiede anche l’istituzione di una commissione di inchiesta parlamentare in relazione alla recente segnalazione del WWF su tale condizione di rischio che conferma l’allarme già lanciato dall’ONA e poi nel 2015.

In ogni caso, l’associazione, attraverso l’Avv. Ezio Bonanni e il Dott. Nicolò Francesconi, invita gli organi competenti a verificare se all’interno dei tubi realmente c’è una condizione di presenza di amianto nei termini segnalati dal WWF. L’ONA su questo invita gli organi del governo a chiedere una verifica generale su tutte le regioni d’Italia, oltre a quanto già segnalato dall’ONA.

I dati epidemiologici raccolti dall’ONA, anche grazie all’infaticabile attività di tutti gli associati e responsabili territoriali, fanno emergere una più alta incidenza di patologie gastrointestinali e delle vie biliari tra i lavoratori esposti ad amianto e tra i cittadini che hanno ingerito amianto disciolto nell’acqua.

In particolare, si sospetta un certo numero di casi patologie asbesto correlate in Umbria e si teme che ci sia una ripercussione dovuta al fatto che con i recenti terremoti molte delle tubature in amianto e contenenti amianto hanno contaminato le acque.

Sono in corso le rilevazioni dei dati epidemiologici in Umbria come nel resto d’Italia e valga innanzitutto quanto già confermato dallo IARC e dall’OMS circa il fatto che nell’ultima monografia sull’amianto ribadisce che esistono prove sufficienti per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto per l’uomo: l’amianto provoca il mesotelioma, il cancro del polmone, della laringe, e dell’ovaio. Inoltre sono state osservate associazioni positive tra l’esposizione a tutte le forme di amianto e cancro della faringe, stomaco, colon-retto. Esistono prove sufficienti negli animali per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto. Tutte le forme di amianto sono cancerogene per l’uomo (gruppo 1), e precisa che l’ingestione di amianto è considerata esposizione primaria al pari dell’inalazione.

Anche la regione Toscana, attraverso le parole della sig.ra Antonella Franchi, coordinatrice ONA, sostiene “C’è ben poco da aggiungere, anche la Toscana è nella stessa situazione. La sede ONA di Rosignano ha raccolto diverse segnalazioni di genitori preoccupati perché le tubazioni in amianto arrivano come acqua per la pulizia delle scuole. Fino a che si passa lo straccio bagnato per terra ok ma poi quando si asciuga la fibra vola e ce la troviamo dispersa in aria. Stesso discorso per l’acqua che mettiamo nel contenitore per bollire l’acqua, se contiene fibre di amianto queste non muoiono, anzi rimangono nel contenitore e le ingeriamo. Senza dimenticare che con la stessa acqua ci laviamo i denti e ci facciamo la doccia”.

L’Ona ha riscontrato una più alta incidenza anche di tumori delle vie biliari tra coloro che sono stati esposti, ovvero hanno ingerito amianto e pertanto il convegno di Modena permetterà all’associazione di iniziare a rendere pubblici dei dati che saranno poi presentati su base nazionale e riferiti a tutte le patologie asbesto correlate, oltre che insistere affinché vi sia la rimozione dei materiali contenenti amianto oltre che da tutti gli edifici pubblici ed i luoghi di lavoro anche dalle tubature degli acquedotti. Questi risultati rappresenterebbero il coronamento dell’impegno dell’Ona e porrebbero fine ad una vera e propria epidemia.

L’ONA ha costituito l’applicativo internet attraverso il quale invita tutti coloro che hanno cognizione di casi di cancro gastrointestinale e/o mesotelioma per i quali sospettano un ruolo della presenza di tubature in amianto a darne segnalazione, anche anonima.

Tutti i cittadini, quindi, possono segnalare casi di patologie asbesto correlate, anche quelli che si presume siano legati all’ingestione di fibre di amianto, inoltrando un’email all’indirizzo osservatorioamianto@gmail.com o attraverso l’applicativo ONA REPAC al link https://www.onanotiziarioamianto.it/wp/ona/onarepac/.

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