Al Comandante Generale della Guardia di Finanza

Riceviamo e pubblichiamo la lettera accorata di Antonio Dal Cin, ex finanziere, Vittima del Dovere e malato di asbestosi, rivolta al Comandante Generale della Guardia di Finanza, dopo aver visto le immagini di militari delle Fiamme gialle operare vicino a discariche di amianto senza le dovute protezioni individuali.

«Ill.mo Comandante Generale della Guardia di Finanza, Gen. di Corpo d’Armata Giorgio Toschi, nel richiamare interamente quanto già ho doverosamente rappresentato per iscritto ai suoi illustri predecessori, mi rivolgo a Lei, affinchè sia assicurato il rispetto di quella manifesta volontà di continuare a riservare “la massima, doverosa attenzione alle delicatissime problematiche connesse al rischio morbigeno per esposizione all’amianto e a porre ogni iniziativa per garantire la piena attuazione delle norme in tema di tutela e sicurezza del personale sui luoghi di lavoro”, che il Comando Generale della Guardia di Finanza ha assicurato in risposta ad una delle missive inoltrate all’Autorità verticistica del Corpo.

Un miltare della Guardia di Finanza opera vicino a una discarica di amianto senza protezioni personali

Ritengo doveroso informarLa che in internet sono facilmente reperibili immagini e video con tanto di logo istituzionale della Guardia di Finanza, da cui si evince in modo chiaro, inequivocabile ed incontrovertibile l’assenza di tutela del personale, attraverso quella doverosa adozione delle previste cautele e, quindi, dei dispositivi di protezione individuale, quale unico strumento idoneo a salvaguardarne la salute dei militari impiegati in servizio in siti con presenza di amianto ed altri cancerogeni, peraltro sottoposti a sequestro al fine di tutelare la salute pubblica e l’ambiente.
È in nome della tutela del bene sacro della Vita, dei valori che ci appartengono, ci accomunano e ci contraddistinguono e nel pieno rispetto degli insegnamenti della fede cristiana che mi rivolgo a Lei, auspicando che sia assicurata in tutto e per tutto quella doverosa tutela della salute del personale di ogni ordine e grado, consentendone l’impiego in siti inquinati da amianto e altri cancerogeni, solo ed esclusivamente se provvisto di “dispositivi di protezione individuale”.

Mi permetto di seguito richiamare il link pertinente uno dei recenti sequestri che ha peraltro trovato risalto nelle cronache nazionali e rappresenta uno dei tanti importanti “risultati di servizio”, frutto del costante operato dei militari della Guardia di Finanza, che quotidianamente sono impiegati su tutto il territorio nazionale, al fine di reprimere i reati ambientali e tutelare la salute pubblica e la salubrità del territorio in cui tutti noi viviamo.
Ciò che invece mi rattrista e mi addolora è questo video che ritrae il finanziere a contatto con l’amianto, sprovvisto di ogni possibile “difesa” contro quel killer spietato e silenzioso che non lascia scampo a chiunque ne inali le fibre mortali.

Infatti, il militare non risulta adottare alcun dispositivo di protezione individuale che possa scongiurare il rischio morbigeno per esposizione all’amianto, attraverso idonei mezzi e strumenti, cioè con quanto di meglio messo a disposizione dalla scienza e dalla migliore tecnologia.
È necessario anche evidenziare che questo tipo di esposizione rappresenta un ulteriore potenziale rischio, poichè gli indumenti (in questo caso la divisa), possono veicolare le fibre di amianto che vi si depositano, trasportandole in altri luoghi.

Ritengo a questo punto necessario ribadire che ho contrato l’asbestosi perché la Guardia di Finanza non mi ha fornito alcuna protezione individuale, volta a ridurre al minimo sostenibile le probabilità di un danno conseguente a malattie professionali e non ha verificato periodicamente la salubrità dell’ambiente lavorativo, nel rispetto dei principi di tutela del lavoro e della salute (artt. 3, 4, 32, 35 e 36 Cost.), quale bene primario che assurge a diritto fondamentale della persona ed impone una piena ed esaustiva tutela delle condizioni di vita, di ambiente e di lavoro.

Purtroppo, nel mese di maggio 2018 osserviamo questi ragazzi espletare attività di servizio in siti che sono delle vere e proprie discariche con tonnellate di rifiuti speciali, tra cui amianto, sprovvisti dei necessari DPI (dispositivi di protezione individuale), le cui caratteristiche sono espressamente richiamate all’art. 76 del D.Lgs. n. 81/08.
Non possiamo accettare che altri finanzieri respirino fibre di amianto, con l’inevitabile conseguenza di contrarre nel tempo patologie asbesto correlate, quasi sempre ad esito infausto.

Il Prof. Claudio Bianchi, recentemente scomparso, fu una delle più eminenti personalità del mondo della medicina legale, il primo ad estrarre, durante un’autopsia, le fibre di amianto dalla pleura di un sottufficiale della Guardia di Finanza (l’anatomopatologo in ben 50 anni di ricerche, ha raccolto studi scientifici provenienti da tutto il mondo, scrivendo circa 200 pubblicazioni e volumi).
Mi rivolgo a Lei, Ill.mo Gen. C. A. Giorgio Toschi, Comandante Generale della Guardia di Finanza, affinché intervenga e nessun finanziere sia mai più esposto all’amianto durante l’attività di servizio, ovvero sia scongiurato il rischio morbigeno per esposizione all’amianto, attraverso l’attuazione di quanto previsto dalla legge in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Purtroppo, per chi come me è stato già esposto al micidiale cancerogeno c’è poco da fare, se non pregare, mentre possiamo impedire che altri si ammalino e muoiano».
Antonio Dal Cin

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